«Esprimiamo forte preoccupazione per l'individuazione di un nuovo focolaio di Dermatite nodulare contagiosa all'interno di un'azienda di bovini nel territorio di Muravera». È quanto si legge in una nota di Confagricoltura Sardegna, dopo l’allarme per i nuovi casi di Lumpy Skin Disease confermati dal registro del bollettino epidemiologico nazionale veterinario.

A essere interessata è una mandria di 148 capi: cinque sono risultati malati e quattro sono morti, a causa del morbo che nei mesi scorsi aveva innescato un’epidemia nell’Isola, portando al blocco della movimentazione dei capi e al blocco delle esportazioni. Un periodo di emergenza durato fino allo scorso gennaio, durante il quale era stata avviata una massiccia (e contestata) campagna vaccinale e si era reso necessario l’abbattimento di centinaia di capi. Ora è di nuovo allarme. «Confidiamo in un intervento proficuo della Regione e dei suoi Servizi veterinari, affinché siano assicurate tutte le misure di biosicurezza necessarie per evitare, ai nostri allevatori, di dover rivivere le condizioni di estrema emergenza affrontate dal giugno 2025 fino a pochi mesi fa», l’appello lanciato dal presidente di Confagricoltura Sardegna, Stefano Taras.

Sul caso è intervenuto anche l’assessorato regionale all'Igiene e Sanità: «In ottemperanza a quanto previsto dalla Deliberazione della Giunta Regionale n. 39/78 del 24 luglio 2025, e a seguito della segnalazione del caso, è stata richiesta con la massima urgenza la convocazione di un tavolo tecnico di confronto, finalizzato a valutare e adottare tutte le azioni necessarie per il contenimento e la gestione dell'evento sanitario» del nuovo focolaio di dermatite bovina scoperto a Muravera, si legge in una nota.

«L'assessorato – viene spiegato - ha immediatamente attivato le procedure previste, prendendo tempestivo contatto con il ministero della Salute, al fine di garantire il massimo coordinamento istituzionale nella gestione dell'emergenza. Contestualmente, è stata richiesta la convocazione del Tavolo permanente sulla Dermatite Nodulare Bovina». 

«Al tavolo tecnico – prosegue la nota della Regione - sono stati coinvolti i principali soggetti istituzionali e operativi competenti, tra cui: il Segretariato Generale della Regione; la Direzione generale della sanità; il Servizio di sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare; l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna "G. Pegreffi"; gli assessorati ai Trasporti, alla Difesa dell'Ambiente e all'Agricoltura».

Inoltre, «è stato disposto l'abbattimento del focolaio rilevato, secondo i protocolli vigenti, e l'istituzione di una zona di protezione con misure restrittive della durata di almeno 15 giorni, come previsto dalla normativa sanitaria, al fine di contenere e monitorare l'eventuale diffusione del virus». Ancora, spiega l’assessorato, «sono attualmente in corso accertamenti negli allevamenti limitrofi, con l'obiettivo di circoscrivere con precisione il perimetro dell'area interessata e prevenire l'eventuale estensione del contagio». Poi le rassicurazioni: «La situazione è sotto controllo ed è costantemente monitorata dagli assessorati regionali della Sanità e dell'Agricoltura, in stretto raccordo con le autorità sanitarie competenti e gli enti coinvolti. La Regione assicura il massimo impegno nel monitoraggio della situazione e nell'adozione tempestiva di tutte le misure necessarie a tutela del comparto zootecnico e della salute animale».

La notizia del nuovo focolaio ha suscitato anche reazioni politiche. «Lo avevamo detto, nero su bianco, diversi giorni fa. Oggi purtroppo i fatti ci danno ragione», scrive in una nota il consigliere dei Riformatori sardi, Aldo Salaris, che aggiunge: «Non siamo di fronte a un evento imprevedibile, ma al rischio concreto che avevamo segnalato con la nostra interrogazione di circa 20 giorni fa. Senza prevenzione e senza interventi tempestivi, la malattia sarebbe tornata a colpire il comparto zootecnico sardo, e così è stato».

Per questo motivo, Salaris torna a chiedere «un intervento immediato della Regione». «In primo luogo – afferma – si applichi subito l’ordinanza presidenziale e il protocollo operativo già esistenti per il controllo della malattia e dei vettori. Non c’è tempo da perdere, gli strumenti ci sono e vanno utilizzati senza esitazioni, non si può aspettare che i focolai si moltiplichino».

(Unioneonline)

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