Le file di ambulanze, i pochi volontari, associazioni del 118 sul piede di guerra: «Convenzione inadeguata»
Sistema di emergenza-urgenza in affanno nell’Isola, convocata un’assemblea: a rischio la continuità di un servizio essenziale per i cittadiniAmbulanze in fila davanti al Brotzu (Archivio)
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Avevano chiesto a gran voce una nuova convenzione e lo stanziamento di 5 milioni aggiuntivi, promessi da anni e mai erogati. Ma la Regione, con la legge di stabilità, ha prorogato la convenzione esistente sino a fine 2027.
Sono sul piede di guerra le associazioni di volontariato del 118, alle prese con una cronica mancanza di volontari e con la continua emergenza nei Pronto soccorso, che spesso costringe le ambulanze a sostare per ore in fila davanti agli ospedali sardi.
«Servono risposte sul futuro» di un servizio sempre più a rischio, evidenziano Anpas, Avis e Misericordie, che hanno chiamato a raccolta tutte le associazioni convenzionate con Areus per un confronto «urgente» sul sistema di emergenza-urgenza.
L’assemblea è stata convocata per giovedì 23 aprile alle 16 a Oristano.
Al centro del dibattito, si legge nel comunicato, «le criticità del servizio e le prospettive future», in un futuro caratterizzato da «forti incertezze normative e organizzative». Nel mirino delle associazioni c’è la convenzione: ne chiedevano una nuova, la Regione ha prorogato quella esistente, che non copre più le esigenze di chi è in primo piano per garantire la continuità del servizio del 118 in Sardegna e che risulta «non conforme» al Codice del Terzo Settore.
L’obiettivo dell’incontro è quello di «fare il punto sulla situazione, condividere le principali
criticità e definire una posizione comune del volontariato sanitario sardo al fine di individuare
soluzioni condivise e garantire continuità ed efficacia a un servizio essenziale per i cittadini».
Un servizio sempre più difficile da garantire e che non si può reggere sui volontari, che sono sempre meno. Per via delle enormi responsabilità, di un sistema che non funziona e che costringe i volontari a passare turni interi fermi in ambulanza, in coda davanti ai pronto soccorso, senza la concreta possibilità di aiutare qualcuno.
In sostanza, servono soccorritori professionali e remunerati adeguatamente. Altrimenti il servizio, già in affanno, rischia di collassare.
(Unioneonline)
