Infermiera uccisa: assolto il genero ma sei anni per distruzione di cadavere
Si è concluso il processo di secondo grado a carico di Giuseppe Oliva, accusato di aver ucciso la suocera, l'infermiera di Assemini, Maria Irene Sanna.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Assolto anche in appello dall'accusa di omicidio volontario: confermata solo la condanna a sei anni per occultamento e distruzione di cadavere.
Si è concluso così il processo di secondo grado a carico di Giuseppe Oliva, accusato di aver ucciso la suocera, l'infermiera di Assemini, Maria Irene Sanna, trovata senza vita sulle sponde del lago Cixerri nell'ottobre del 2011.
Per lui il procuratore generale, al termine della requisitoria, aveva sollecitato 14 anni e 8 mesi. Il collegio della Corte d'Assise d'Appello, presieduto da Grazia Corradini, ha invece confermato la condanna a sei anni per Olvia, ritenuto responsabile solo di aver distrutto il corpo, ritrovato semicarbonizzato sulle sponde del lago Cixerri, nel cagliaritano.
Difeso dall'avvocato Gianluca Aste, l'imputato, assieme alla sua compagna Monia Bellafiore, figlia della vittima, era stato accusato di aver ucciso la madre di lei colpendola alla testa con un oggetto contundente mentre dormiva nella sua casa di Assemini. Poi il trasporto del cadavere sulle rive del fiume e il tentativo di disfarsi del corpo.
La figlia di Maria Irene Sanna, dopo l'incriminazione, si era suicidata in carcere il 4 dicembre di due anni fa. La sentenza di secondo grado, dunque, sancisce che sarebbe stata solo lei a commettere l'omicidio della madre.