C’era una pensionata di Loiri dentro l’inchiesta della Procura di Tempio su una piantagione di Cannabis nelle campagne di Santa Giusta, indagine culminata con l’arresto di quattro persone. Anzi l’anziana donna è stata la protagonista principale dell’attività, almeno nella prima fase.

La pensionata si è trovata improvvisamente dentro un pasticcio non da poco, accusata di avere favorito la coltivazione di 2500 piante di Cannabis mettendo a disposizione i suoi terreni.

Ma lei non si ricordava neanche degli appezzamenti vicini alla chiesa campestre di Santa Giusta, perché aveva stipulato un contratto di affitto agrario. La donna non è nelle condizioni di riconoscere una pianta di Cannabis. La signora, assistita dal penalista Antonello Desini, ha deciso di farsi interrogare dai pm e ha detto a chiare lettere: non c’entro nulla con questa storia. I magistrati le hanno creduto, non è tra i destinatari delle misure cautelari. 

Nel frattempo, oggi, hanno respinto le accuse Tommaso Quaglioni, di Loiri, Mario Cossellu e Giuseppe Mulas, di Orgosolo e Daniele Delogu di Onanì. I quattro sono stati sentiti dalla gip Federica Distefano, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ma hanno rilasciato dichiarazioni. Respingono l’accusa di avere organizzato e gestito la coltivazione di 2500 piante di Cannabis Indica. Per le difese, gli avvocati Margherita Baragliu, Rinaldo Lai e Luigi Conti, si parla di una misura cautelare a (troppa) distanza dai fatti (il sequestro della piantagione di Santa Giusta è di un anno fa) e indagini (con accertamenti e captazioni su telefoni e computer) che non hanno portato prove a carico degli arrestati. 

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