Nelle profondità della Terra per abituarsi a lavorare nello spazio: sei astronauti, di cinque agenzie spaziali, fra i quali Paolo Nespoli, hanno iniziato la loro avventura di 'cavernauti'. Il progetto 'Caves', dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) per una settimana li costringerà ad affrontare una sfida dopo l'altra in un ambiente difficile come quello di una grotta, lavorando con una tabella di marcia simile a quella che seguirebbero sulla Stazione Spaziale e assistiti da un centro di controllo.

Per una settimana si sono addestrati in grotte piene di acqua e insetti, in grotte con passaggi così stretti da sembrare labirinti, e poi a scalare pareti di roccia. Adesso la loro avventura è cominciata. "Lavorare in una grotta è per molti versi simile a lavorare nello spazio", osserva Nespoli, che nel progetto rappresenta l'Esa. Con lui sono scesi i colleghi Mike Barratt e Jack Fischer della Nasa, Jeremy Hansen per il Canada, Aleksei Ovchinin per la Russia, Satoshi Furukawa per il Giappone. Sono scesi nella Sa Grutta, vicino Oristano. Con loro c'è una squadra di sicurezza composta da sette esperti (fra speleologi, medici ed esperti di logistica) guidata dalla responsabile del progetto, Loredana Bessone, e pronta a intervenire in caso di necessità. Trascorreranno la prima notte in grotta in un campo base, mentre soltanto domani mattina ripartiranno e arriveranno a destinazione dopo una marcia di cinque ore.

"E' un po' come accadeva nei vecchi voli sulla Soyuz", scherza Nespoli, riferendosi al tempo in cui la navetta russa impiegava due giorni per arrivare alla Stazione Spaziale. E come sulla stazione orbitale, ogni momento della giornata sarà scandito da un intenso programma di lavoro. "Gli astronauti avranno moltissimo da fare: dalla ricerca di specie animali e microrganismi a esperimenti sui venti e sulla pressione atmosferica", spiega Loredana Bessone. Proprio come accade sulla Stazione Spaziale, gli astronauti potranno comunicare con un centro di controllo in superficie, dove a rispondere ci saranno Laura Sanna, dell'università di Sassari, e l'italo-colombiano Diego Urbina, veterano di esperienze di isolamento per aver partecipato alla simulazione di un viaggio su Marte nel progetto dell'Esa 'Mars 500'. "Mi sto allenando come controllore delle missioni europee sulla Stazione Spaziale e questa è la prima volta che interagisco con gli astronauti impegnati in una missione", dice Urbina. Anche per lui questa è una prova importante: dall'anno prossimo fare il controllore di missione per l'Esa diventerà il suo lavoro.
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