«Senza consenso è stupro»: a Cagliari la protesta contro il Ddl Bongiorno
Sit-in dei gruppi femministi davanti al Consiglio regionalePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Neanche il tempo di archiviare le celebrazioni dell’8 marzo, tra richiami ai diritti delle donne e alla parità, che quelle stesse rivendicazioni sono tornate in piazza sotto forma di protesta. Questa mattina a Cagliari davanti al Consiglio regionale un centinaio di persone ha manifestato contro il Ddl Bongiorno: «Senza consenso è stupro», lo slogan del sit-in promosso dal Coordinamento femminista e transfemminista Arestəs, per denunciare un possibile passo indietro nelle tutele contro la violenza sessuale.
Le attiviste hanno richiamato l’attenzione sulla proposta di modifica dell'articolo 609-bis del Codice Penale.
«La riforma – spiega Loredana Boi, avvocata che collabora con il centro antiviolenza Liberas – introduce il concetto di volontà contraria della vittima: in pratica il reato di violenza sessuale si configura solo se la persona riesce a esprimere chiaramente il proprio dissenso. Si sposta il cuore della norma dal consenso, previsto finora e riconosciuto anche dalla Convenzione di Istanbul e da altri ordinamenti europei, alla necessità per la vittima di dimostrare di essersi opposta».
Nel mirino il passaggio dal consenso al dissenso. «Sarà la vittima a doversi difendere e non colui che esercita la violenza», dice Sara Cuccaru del collettivo Strasura di Olbia. «Significa accentuare la vittimizzazione secondaria. Vogliamo che questa legge non passi».
«Oltretutto non vengono considerate tutte le altre soggettività che esistono, che ci sono e che la legge deve tutelare», aggiunge Gabriella Mureddu del collettivo Istravanadas di Nuoro. «Sembra assurdo dover spiegare il concetto di violenza nel 2026 in uno stato democratico. Siamo arrabbiatissime e non ci fermiamo».
«Le donne si silenzieranno, non parleranno più», interviene Luisanna Porcu, referente del centro antiviolenza Onda Rosa di Nuoro. «Ricorderò sempre una ragazzina di 19 anni appena diplomata: il padre era morto, la madre era in crisi, avevano un fratellino, e lei lavorava in un ristorante. La sera il suo datore di lavoro abbassava la serranda e ha abusato di lei per due anni. Se oggi questa legge passasse, lei non potrebbe mai dimostrare che quello era stupro».
Una delegazione è stata ricevuta dal presidente del Consiglio regionale Piero Comandini, che ha definito la riforma «un arretramento pericoloso», con la promessa di portare la questione in aula con un ordine del giorno e l’impegno a sensibilizzare.
