Un’organizzazione ben strutturata, con risorse economiche ingenti, complici con compiti precisi a Cagliari, nel resto della Sardegna e in Algeria. Un “hub” nel centro città, quartier generale delle principali attività illegali con gli stessi migranti prime vittime. Perché durante i viaggi della speranza non sono purtroppo mancate le tragedie: almeno cinque – quelle accertate – i morti.

A capo del gruppo, sgominato giovedì all’alba dalla Squadra Mobile sotto il coordinamento della Procura con l’esecuzione di otto provvedimenti in carcere, secondo le accuse c’era Jassim Ahmed Dali, 26 anni, algerino da tempo domiciliato a Vallermosa con base operativa a Cagliari. Era lui, come emerso dalle indagini degli investigatori coordinati dal dirigente Davide Carboni e dal pubblico ministero Danilo Tronci, a occuparsi di tutto, impartendo gli ordini: il reclutamenti dei migranti da trasportare in Sardegna dietro il pagamento di 2.500 euro, il reperimento delle imbarcazioni e degli scafisti incaricati delle traversate in mare, la scelta dei giorni e degli orari delle partenze, l’assistenza all’arrivo nelle coste meridionali dell’Isola e quella successiva nei centri di accoglienza, fino ad arrivare alla predisposizione dei documenti falsi per consentire ai migranti di lasciare la Sardegna e raggiungere la Francia e il resto dell’Europa.

Altri algerini si occupavano della contraffazione del modelli per la richiesta di  protezione internazionale e del commercio dei documenti, tra piazza Matteotti e piazza del Carmine. 

Matteo Vercelli

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