Due sardi nella “multinazionale” della pedopornografia online, la Procura: «Fatti orrendi»
Emergono numeri impressionanti dall’operazione che ha portato a 17 arresti e alla scoperta di 34 mila immagini e 22 mila video online, che riguardavano anche bambini di 4 anniUn social network della pedofilia attivo su Telegram, una organizzazione criminale ramificata in cui operavano anche italiani: tra loro un sessantenne residente nella città metropolitana di Cagliari, arrestato e portato in carcere a Uta, e un trentatreenne del capoluogo, indagato perché trovato in possesso di immagini con minori. Un sistema paragonabile, per struttura, a una società multinazionale: è quanto scoperto dalla Polizia Postale nell'ambito di un’indagine dell'Antimafia di Roma che ha portato all'arresto, in totale, di 17 persone, dieci delle quali fermate in flagranza di reato.
Gli arresti sono stati fatti in diverse regioni: oltre che in Sardegna le misure sono state eseguite in Lombardia, Veneto, Puglia e Campania. Uno dei capi è stato fermato in Svizzera. I gestori del gruppo avevano età comprese tra i 22 e i 28 anni.
I numeri emersi dalle indagini sono spaventosi: 34 mila immagini e oltre 20 mila i video individuati dagli inquirenti che hanno sequestrato circa 282,9 gigabyte di materiale illecito. Le vittime sono giovanissime: gli inquirenti hanno individuato anche foto di bambini di appena 4 anni.
Le indagini sono iniziate nel 2024 grazie a una segnalazione dell'agenzia statunitense Homeland Security Investigations (HSI), che aveva individuato un gruppo privato denominato "New Saga". Attraverso anche all'analisi di transazioni effettuate in criptovaluta, gli investigatori sono riusciti a identificare uno degli amministratori del gruppo e ad avviare una complessa operazione sotto copertura.
Nel corso di oltre un anno di lavoro, gli agenti della Postale sono riusciti a infiltrarsi nei gruppi criminali, conquistando la fiducia degli amministratori fino a ottenere ruoli di elevata responsabilità all'interno della rete. Questo ha consentito di monitorare dall'interno le attività dei gruppi, che venivano costantemente ricreati con nomi diversi per sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine. Uno di questi gruppi erano stato ribattezzato "La Sala dei Re”, a sottolinearne il contesto di potere nel quale gli amministratori dei gruppi Telegram ritenevano di operare.
L'organizzazione risultava altamente strutturata e composta da diversi soggetti con compiti specifici: gestione dei gruppi, promozione delle attività illecite, amministrazione di server e servizi cloud, moderazione dei contenuti e sviluppo di strumenti informatici automatizzati per garantire la continuità della rete anche in caso di chiusura dei canali. L'abbonamento mensile per "utenti" costava dai 3 ai 9 dollari.
«Siamo in presenza di un commercio indegno di minori», ha commentato il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, «è stata un’indagine particolarmente importante, non solo per i numeri. Quella che abbiamo scoperto era una organizzazione con una struttura paragonabile a una società multinazionale e con figure chiave che svolgevano funzioni di amministratore», ha aggiunto il capo dei pm di Roma, sottolineando che si tratta di «un orrendo fenomeno criminale» e che il dato «“sconfortante" è rappresentato dalla giovanissima età «dei membri dell'organizzazione».
(Unioneonline)