Gruppi Telegram per scambiarsi file pedopornografici: a Cagliari un arresto e una denuncia
Maxi-operazione della Polizia per sgominare una rete criminale. Indagati in tutta Italia, coinvolta anche la SardegnaAnche la Sardegna coinvolta nell’operazione “Fly Trap” contro la pedopornografia condotta dalla Polizia di Stato e dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, con il Cncpo della Polizia Postale.
Le indagini, iniziate nel 2024, hanno portato a 6 misure cautelari, un fermo di indiziato di delitto e all’arresto di 10 persone in flagranza di reato per la detenzione di un’ingente quantità di materiale pedopornografico. Uno degli arresti è stato eseguito nell’area metropolitana di Cagliari, gli altri hanno interessato le Province di Torino, Milano, Padova, Fermo, Palermo e Treviso. L’arrestato è un uomo di 60 anni, finito in carcere a Uta. Sempre nel capoluogo sardo è stato denunciato un 33enne, perché trovato in possesso di immagini e video con minori.
Gli accertamenti hanno permesso di individuare su Telegram un gruppo privato denominato “New Saga”, dedito alla diffusione di materiale pedopornografico.
Grazie all’analisi delle transazioni in criptovaluta utilizzate per accedere alla comunità, gli inquirenti hanno identificato uno degli amministratori, un ventiquattrenne campano e da lì è stato possibile risalire a tutta la rete.
I membri del gruppo, per scongiurare il pericolo di monitoraggio da parte delle forze dell’ordine, «utilizzavano “canali privati esclusivi” per lo scambio informativo ed organizzativo, uno di questi nominato “La Sala dei Re”, a sottolinearne il contesto di potere nel quale gli amministratori dei gruppi Telegram ritenevano di operare».
Ancora, aggiungono gli inquirenti, «le investigazioni hanno documentato in maniera dettagliata l’esistenza di un’articolata organizzazione composta da diversi amministratori con compiti di gestione e promozione dei diversi gruppi creati per la diffusione del materiale pedopornografico, di predisposizione dei servizi connessi per assicurare l’anonimato e per criptarne il contenuto, tra questi quelli di cloud e di server virtuali, di moderazione dei contenuti, di creazione di bot, programmi automatizzati capaci di gestire i numerosi utenti, per garantire la continuità della comunità anche in caso di chiusura dei gruppi o perdita degli account. L’attività operativa consentiva di accertare la creazione di una comunità online privata, strutturata e organizzata, con rigorose regole, composta da oltre 1.009 partecipanti, accessibile mediante pubblicazione di un link dedicato per raccogliere più utenti, la cui permanenza era consentita previo pagamento in criptovaluta di modiche somme di denaro (definite donazioni) o condivisione di materiale nuovo di pedopornografia».
Ancora: «I membri ricevevano supporto diretto e costante dagli organizzatori anche con la condivisione di risorse informatiche necessarie per assicurare l’anonimato e custodire il materiale illecito diffuso, anche in forma criptata, per evitarne la perdita. Le metodologie adottate dagli amministratori avevano prodotto un accrescimento del volume dei database di materiale di pedopornografia disponibile. Solo nel corso dell’attività sotto copertura gli investigatori hanno acquisito circa 282,9 gigabyte di materiale illecito, con oltre 22 mila video e 34 mila immagini».
(Unioneonline)