Cagliari, no dei confratelli a Sa Ruga: chiesa chiusa e niente giocolieri in piazzetta Sant’Efisio
L’Arciconfraternita: «Manifestazione incompatibile». La replica: «L’edificio religioso sbarrato durante l'evento: martire imprigionato un’altra volta». E nel rione è polemica sui parcheggiPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Niente giocolieri davanti a Sant’Efisio. La XIII edizione del Festival internazionale Sa Ruga ha animato anche quest’anno il quartiere cagliaritano di Stampace, richiamando pubblico tra i vicoli e le piazze del rione. Ma accanto alla partecipazione e alla valorizzazione del quartiere, non sono mancate le polemiche, tra i disagi per i residenti e la mancata concessione della piazzetta Sant’Efisio da parte dell’Arciconfraternita del Gonfalone, custode del culto del martire guerriero, protagonista della processione del primo maggio da Cagliari a Nora.
La piazzetta, di proprietà dell’Arciconfraternita, non è stata messa a disposizione della manifestazione. «Non è stata ritenuta compatibile con la nostra attività», ha dichiarato Andrea Loi, presidente dell’Arciconfraternita. Una decisione che ha sorpreso gli organizzatori, anche perché negli anni precedenti la chiesa era rimasta aperta durante il festival.
«L’hanno tenuta chiusa negando l’accesso ai cagliaritani che hanno partecipato alla manifestazione e ai fedeli che volevano entrare in chiesa in quelle ore. La chiesa gli altri anni era aperta, è stato un fulmine a ciel sereno, non motivato. E ci è sembrato molto brutto: come se Sant’Efisio fosse stato imprigionato un’altra volta», afferma Mirko Ferruccio Ariu, presidente del Circo Mano a Mano, società organizzatrice di Sa Ruga. «Non dobbiamo rendere conto a loro della nostra gestione», risponde Loi, «la piazza era chiusa per altri motivi durante la manifestazione e così la piazzetta, ma durante il giorno la chiesa era aperta: è stata celebrata la messa e abbiamo accolto due tour operator».
Il festival ha portato visitatori in diversi punti di Stampace: dalle scalette San Giorgio allo slargo di via Portoscalas, tra le scalette e la Torre degli Alberti, fino alla scalinata di Sant’Anna. Un’occasione per illuminare scorci pregiati del centro storico, spesso trascurati e lontani dai percorsi più frequentati, che ha però riacceso il confronto sull’impatto della manifestazione nella vita quotidiana dei residenti.
Le critiche riguardano soprattutto il rumore, protratto fino a tarda sera, la pedonalizzazione e le difficoltà legate alla sosta, con la carenza di parcheggi che per tre giorni ha interessato l’intero rione.
Ariu riconosce il problema e spiega che, in vista della prossima edizione, gli organizzatori hanno già cercato un confronto con l’amministrazione comunale. «Abbiamo parlato con l’assessore all’Urbanistica e l’assessore alla Cultura per il problema dei parcheggi. L’idea è quella di mettere a disposizione degli abitanti del quartiere gli stalli dell’ospedale civile o dell’ospedale militare, molto spesso deserti. Quest’anno non è stato possibile per le tempistiche troppo strette. Potrebbero lavorarci per l’anno prossimo».
Il presidente del Circo Mano a Mano sottolinea inoltre come, a suo giudizio, le proteste provengano da una parte minoritaria della popolazione, particolarmente rumorosa nel dibattito, soprattutto sul tema dei parcheggi. Una criticità che, secondo Ariu, va affrontata senza dimenticare che un evento culturale di queste dimensioni può comportare qualche disagio.
«Sappiamo che il nostro è un atto culturale che crea qualche disagio. C’è un 10-20% del quartiere che protesta e ha la voce più forte. Ma piuttosto che raccogliere firme per dire “no a Sa Ruga”, meglio raccoglierle per avere a disposizione i parcheggi a 50 metri».
