«Una struttura sanitaria si misura sui pazienti che cura, non certo sul numero dei posti letto teorici e sulle rassicurazioni del direttore generale». È la denuncia dei consiglieri regionali di minoranza Alice Aroni, Corrado Meloni, Umberto Ticca e Paolo Truzzu dopo una visita, lunedì mattina, all'ospedale di comunità del Binaghi a Cagliari.

La struttura, secondo quanto riferiscono, risulterebbe operativa sulla carta da giugno, ma sarebbe ancora senza ricoveri, mentre i lavori per l'ampliamento sono in corso. «Lo stato dei lavori all'ospedale di comunità del Binaghi dimostra che siamo dinanzi a un cantiere e a una struttura solo sulla carta, nonostante sia stata asseverata al ministero come pienamente operativa», affermano i consiglieri.

Il presidio, nato con cinque posti letto, è in fase di ampliamento fino a 20. La visita si è svolta alla presenza del direttore generale dell'assessorato regionale della Sanità, Thomas Schael, e del direttore generale della Asl 8, Aldo Atzori. «Abbiamo chiesto come mai la struttura fosse vuota e non fossero già attivi i cinque posti previsti inizialmente», spiegano. E aggiungono: «Nessuno è stato in grado di fornire una risposta certa sul numero dei pazienti ospitati dall'OdC».

Per questo hanno chiesto ulteriori chiarimenti: «I direttori hanno spiegato che le necessità di ampliamento non consentivano attualmente il ricovero». I consiglieri contestano anche i tempi dei lavori e auspicano che la struttura possa accogliere i pazienti entro novembre, come promesso da Schael. «Siamo rimasti 'favorevolmente colpiti' dalla straordinaria presenza di operai casualmente presenti in occasione della nostra visita», dichiarano con ironia, aggiungendo di attendere che il presidio sia pronto nei tempi indicati. «Ci ha fatto molto piacere la presenza inaspettata del direttore generale Schael e lo ringraziamo per la sua disponibilità non scontata e per la ricostruzione puntuale relativamente ai fondi e alle strategie del Pnrr, anche se in alcuni momenti l'enfasi della ricostruzione storica tradiva più la volontà di giustificare il suo operato e anche limitata fiducia nei confronti della classe dirigente sanitaria sarda», aggiungono.

«Restano evidenti dubbi anche sulla dotazione di personale necessario per far funzionare la struttura. I fondi del Pnrr servono a dare ai sardi servizi concreti e non strutture aperte solo sulla carta», concludono. 

(Unioneonline)

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