«Sardegna e Corsica non sono due periferie da sacrificare sull’altare della speculazione energetica. Sono due Nazioni, unite dallo stesso mare, dalla stessa storia e dalla stessa responsabilità: difendere il Mediterraneo da un assalto industriale senza precedenti».

Lo ha dichiarato Mauro Pili, giornalista d’inchiesta e già presidente della Regione, al termine dell’incontro di Sartène dedicato ai progetti eolici offshore che minacciano il mare tra la Sardegna e la Corsica.

«Ringrazio il sindaco di Sartène e leader indipendentista Paulu Felici Benedetti, i rappresentanti di Core in Fronte nell’Assemblea corsa e tutti i fratelli corsi che hanno voluto condividere un piano comune per la difesa del nostro mare. Da questo confronto nasce un impegno politico, civile e popolare che supera ogni confine amministrativo».

«Il mare che separa geograficamente la Sardegna dalla Corsica è, in realtà, ciò che da sempre ci unisce. È un unico ecosistema, una sola rotta millenaria, uno spazio vitale per le comunità costiere, la pesca, la navigazione, il paesaggio e la libertà dei nostri popoli. Nessuno», avverte Pili, «può ridurlo a una sterminata piattaforma industriale sulla quale collocare centinaia di gigantesche pale eoliche».

«I progetti che avanzano nel Tirreno, nelle Bocche di Bonifacio e lungo le coste settentrionali e occidentali della Sardegna non possono essere valutati come iniziative isolate. Sono parti di un unico disegno: occupare il mare, trasformare l’orizzonte delle nostre isole e utilizzare Sardegna e Corsica come territori serventi per interessi finanziari ed energetici esterni».

Dietro la falsa rappresentazione di una transizione ecologica senza conseguenze, sostiene l’ex presidente della Regione, «si nasconde una nuova colonizzazione. Cambiano gli strumenti, ma resta immutato il metodo: decidere lontano dalle isole, consegnare gli spazi marittimi alle multinazionali e lasciare alle popolazioni locali gli impatti ambientali, paesaggistici, economici e sociali. Per questo occorre costruire subito una mobilitazione sardo-corsa permanente, capace di coinvolgere amministratori, movimenti, pescatori, operatori del mare, studiosi e comunità locali. Serve un coordinamento comune che agisca sul piano politico, tecnico, giuridico e internazionale, portando questa battaglia davanti ai governi italiano e francese e nelle istituzioni europee».

Il messaggio è chiaro: «Sardegna e Corsica devono parlare con una sola voce. Non possiamo consentire che decisioni prese a Roma, Parigi o Bruxelles cancellino la sovranità delle nostre comunità sul mare che custodiscono da millenni. Questa non è una battaglia contro l’energia pulita. È una battaglia contro la speculazione che usa la transizione energetica come lasciapassare per occupare territori, paesaggi e orizzonti. La vera rivoluzione energetica deve rispettare i popoli, distribuire i benefici e proteggere l’ambiente. Quando devasta il mare e priva le comunità del diritto di decidere, non è progresso: è colonialismo».

Da Sartène parte un messaggio netto: il mare sardo-corso non è in vendita. «Difenderlo significa difendere la nostra identità, la nostra economia e il diritto delle generazioni future a riconoscersi ancora nel proprio orizzonte Uniti possiamo fermare questo assalto. Il mare non conosce frontiere e da oggi non ne conoscerà nemmeno la nostra mobilitazione».

(Unioneonline)

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