Porto Torres, alla sala Canu il libro dell'ex sindaco Pietro Pani
Un’opera che intreccia storia, cronaca, memoria e testimonianza per restituire il volto autentico della cittàPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un omaggio alla città di Porto Torres, una memoria scritta e un’eredità lasciata dal compianto Pietro Pani, medico di famiglia per decenni, giornalista del Corriere dell'Isola, amministratore pubblico, sindaco della città, consigliere comunale e assessore in diverse legislature. Dopo 15 anni dalla prima edizione, la ristampa del libro “Come eravamo”, un’opera che intreccia storia, cronaca, memoria e testimonianza per restituire ai cittadini il volto autentico della Porto Torres del Novecento. Il testo pubblicato per la prima volta nel 2010, rappresenta un prezioso contributo alla conservazione di pezzi di storia, fatti, personaggi, tradizioni, episodi e testimonianze che rischierebbero altrimenti di essere dimenticati. In autunno verrà pubblicata, a cura di Pubblidea Adv, la ristampa integrale e originale del primo libro di Pietro Pani, che verrà presentata nei prossimi giorni in una serata presso la Sala Filippo Canu interamente dedicata ai ricordi e aneddoti che i tanti familiari, amici, colleghi medici e politici, dedicheranno alla memoria del medico. Per l'occasione è stato richiesto al Comune di Porto Torres il conferimento della civica benemerenza, al fine di premiare non solo il valore professionale e umano di Pietro Pani, ma anche il suo contributo politico, educativo e civico per la crescita della città dal dopoguerra agli anni 2000. Tra gli elementi che meglio hanno resistito al passare del tempo, Pani individua il dialetto bainzinu, ancora oggi vivo nella quotidianità di molti cittadini e simbolo di una continuità culturale che rappresenta uno degli ultimi legami con la Porto Torres di un tempo. L'idea del libro nasce nel 2009, dalla consapevolezza che, negli ultimi decenni, la città abbia attraversato profonde trasformazioni sociali, economiche e culturali. Lo sviluppo industriale, l'arrivo di migliaia di lavoratori provenienti da diverse parti della Sardegna e della penisola e il conseguente mutamento del tessuto sociale hanno contribuito a creare una nuova realtà urbana, ricca di contaminazioni culturali ma, al tempo stesso, sempre più distante dalle tradizioni che avevano caratterizzato per secoli la comunità turritana.
