Venezuela

Trentini e Burlò finalmente a casa 

Ad attenderli a Ciampino i familiari insieme con Meloni e Tajani 

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Roma. Tornati a casa dopo 14 mesi nell'inferno di El Rodeo I, il famigerato carcere alle porte di Caracas. L’aereo, un Gulfstream G600, con a bordo Alberto Trentini e Mario Burlò, è atterrato all'aeroporto di Ciampino ieri alle 8.47.

Il ritorno

Pochi minuti dopo, il primo a scendere dalla scaletta è stato il cooperante veneto. Ad attenderlo sulla pista c'era la mamma Armanda, arrivata dalla sua casa al Lido di Venezia. Trentini l'ha abbracciata, visibilmente commosso. Sono rimasti stretti per alcuni secondi, la donna - che fin dal primo istante si è battuta per la liberazione del figlio - lo ha baciato accarezzandogli il viso. «Siamo felicissimi, ma la nostra felicità ha un prezzo altissimo», ha detto Trentini in una dichiarazione letta dalla sua legale. «Non si possono cancellare le sofferenze e questi interminabili 423 giorni. Da adesso in poi abbiamo bisogno di vivere giornate serene e costruttive per tentare di cancellare i brutti ricordi e di superare le sofferenze di questi 14 mesi. La solidarietà dentro e fuori dal carcere è stata la nostra salvezza».

A pochi metri di distanza Burlò era con i figli Gianna e Corrado e anche lui non ha trattenuto le lacrime, vinto dall'emozione per una scarcerazione arrivata dopo mesi di trattative complesse ed estenuanti. Occhi segnati, dopo oltre un anno di lontananza, l’imprenditore torinese ha sottolineato: «Ce l'abbiamo fatta, ma ho temuto che ci avrebbero ammazzato. È stato un vero e proprio sequestro di persona», ha spiegato di non aver subito violenze fisiche ma di aver patito molte violenze psicologiche tra cui il totale isolamento.

Il governo

In aeroporto anche la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. A distanza, in una saletta, hanno assistito al saluto dei due con i familiari. «Bentornati a casa», le parole della presidente del Consiglio. «Grazie davvero di tutto», ha replicato Trentini alla premier che ha chiesto al cooperante dell'abbraccio con la madre, «che era tanto in pensiero per te», ha aggiunto.

Il tempo di scambiarsi poche parole e poi i vertici del governo hanno lasciato all'affetto dei familiari i due uomini. «Non vi voglio disturbare perché avete del tempo da recuperare», ha aggiunto la presidente del Consiglio. «Li ho trovati in ottime condizioni di salute, anche da un punto di vista psicologico», ha commentato Tajani. «Sono molto forti, nonostante il periodo di detenzione. Hanno detto di non aver avuto torture fisiche, certo, le condizioni di detenzione non sono un fatto positivo».

Per il vicepresidente del Consiglio «il sorriso dei figli di Burlò, l'abbraccio della mamma di Trentini sono scene che ti toccano, perché ci sono gli aspetti umani oltre che quelli politici. È qualcosa che ci riempie il cuore».

Le trattative

Trentini, tramite la sua legale, l'avvocata Alessandra Ballerini, ha ringraziato tutte le persone che in questi terribili mesi «sono state vicine in tanti modi diversi, anche silenziosamente ma efficacemente». La madre e il cooperante sono poi saliti a bordo di un'auto e hanno lasciato Roma invitando i giornalisti a rispettare la loro volontà di silenzio e tranquillità. Come ricordato lunedì da Ballerini nei minuti successivi alla liberazione «ci sarà tempo per raccontare i fatti e accertare le responsabilità».

Sull'aereo che li ha riportati era presente anche il direttore dell'Aise, Giovanni Caravelli, che era andato nella capitale sudamericana per seguire in prima persona le fasi successive al rilascio da parte delle autorità venezuelane. Una presenza che conferma il ruolo svolto dell'intelligence nelle lunghe trattative che ha visto coinvolti molteplici attori tra cui anche la diplomazia vaticana.

La liberazione

La liberazione dei due italiani è stata salutata anche dall'Aula del Senato. Un lungo applauso bipartisan, con i parlamentari che si sono alzati in piedi, è scattato nell'emiciclo durante l'informativa di Tajani sulla situazione in Venezuela. L'obiettivo del Governo è ora quello di lavorare per la liberazione degli altri italiani che si trovano ancora detenuti nel Paese sudamericano: 42 persone di cui 24 in carcere per ragioni politiche.

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