Tre tonnellate e mezzo di marijuana, 25mila piante coltivate e altre 10mila in fase di essiccazione, nascoste tra le campagne del Nuorese, tra Orani e Sarule, sotto i tralicci dell’alta tensione. Stratagemma che doveva proteggerle dalle ricognizioni aeree di droni ed elicotteri. Un colosso della produzione di droga che, se immesso sul mercato illegale, avrebbe generato 15 milioni di dosi per un valore di 31 milioni di euro nello spaccio al dettaglio oppure 8 milioni all’ingrosso. È una delle più grandi, se non la più grande, piantagione di cannabis mai scoperta non solo in Sardegna, ma in Italia, quella sradicata dai carabinieri del comando provinciale di Nuoro dopo un’indagine durata mesi.
Squadriglie e tecnologia
L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Nuoro, col sostituto Riccardo Belfiori, ha portato all’arresto di quattro persone - Gonario Morittu (il fratello Salvatore è indagato) e Pietro Noli di Orani, Fabiano Benzi di Silanus e Giuseppe Marrone di Buddusò. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Francesco Lai, Marco Piredda, Lorenzo Simonetti e Milena Patteri. L’accusa è produzione di sostanze stupefacenti in concorso. «A memoria nostra è la piantagione più grande mai scoperta in Sardegna», ha dichiarato il comandante provinciale dei carabinieri di Nuoro, colonnello Gennaro Cassese, sottolineando come l’operazione abbia impedito «l’immissione nel circuito criminale di enormi quantità di droga e di denaro, con ricadute gravissime sull’economia legale e illegale».
L’indagine è scattata nel luglio 2025 grazie all’attività delle Squadriglie dei carabinieri, reparto unico in Italia per il controllo delle aree rurali. Droni ed elicotteri hanno supportato le operazioni, ma l’individuazione della piantagione è stata possibile soprattutto grazie al pattugliamento costante sul terreno, agli appostamenti e alla conoscenza capillare del territorio. «La tecnologia aiuta, ma da sola non basta - ha spiegato Cassese - il risultato è frutto del lavoro sul campo, della presenza continua dei carabinieri nelle zone più impervie». Le coltivazioni, 30mila metri quadrati, oltre quattro campi di calcio, erano su due terreni in località Ispodilo, sotto il monte Gonare, tra Orani e Sarule, irrigate con un impianto abusivo lungo circa 23 chilometri.
Contratti sospetti
I numeri del sequestro collocano l’operazione ai vertici nazionali: le piante sequestrate nel Nuorese rappresentano circa un quarto di quelle individuate in Sardegna nel 2024 e un sesto del totale nazionale. Le analisi del Ris di Cagliari hanno accertato un contenuto di principio attivo di thc tra il 3 e l’11 per cento, per una resa di 370 chilogrammi di principio attivo.
Secondo il comandante del Nucleo operativo, tenente colonnello Angelo Gerardi, «con questi numeri non si parla di spaccio locale: siamo di fronte a una struttura in grado di rifornire mercati ben più ampi». Le 10mila piante in fase di essiccazione erano stoccate in un capannone di circa 190 metri quadrati. Parte della coltivazione di canapa sativa sarebbe stata legale, ma i contratti con una società svizzera, sarebbero stati predisposti solo dopo l’avvio della piantagione, rendendola priva di valore giuridico. Le indagini proseguono per scoprire eventuali complici.
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