L’emergenza

Cervi e cinghiali, incubo sulle strade 

Durante gli ultimi due anni tre morti a Pula, Ploaghe e Illorai 

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Alcuni pensano a tecnologie per tenere gli animali selvatici lontano dalle strade, altri vorrebbero delegare i cacciatori per ridurre la popolazione di cinghiali e pensano a ulteriori misure per cervi e daini. Ma quale che sia la soluzione, e quella scelta dalla Regione non è affatto la più cruenta, restano i numeri di un fenomeno sempre più pericoloso: le probabilità di schiantarsi in velocità contro la fauna selvatica che attraversa le strade sarde sono paurosamente cresciute. Un pericolo particolarmente sentito nell’ex provincia di Cagliari (Sulcis Iglesiente e Medio Campidano compresi) ma che riguarda con numeri importanti anche il resto dell’Isola: Alghero, Arzachena, Sassari e Olbia in particolare. Tre persone sono morte, negli ultimi due anni, dopo essersi schiantati su animali selvatici: a Pula, Ploaghe e Illorai.

Numeri impressionanti

Si rischia la vita, soprattutto nelle strade del Sud Sardegna: a Pula, Arbus, Guspini e Siliqua (ma anche a Laconi, nell’Oristanese), ma nessun luogo è ormai sicuro e ci sono state vittime, come a Pula. Il fatto è che nell’ultimo quinquennio sono stati denunciati nell’Isola 5.800 incidenti stradali che hanno coinvolto la fauna selvatica: un numero enorme, che oltretutto continua a crescere. Considerato che nei cinque anni precedenti erano stati circa tremila, si deve prendere atto che gli scontri di auto o moto con cinghiali soprattutto, ma anche con cervi e daini, sono ora il doppio, dunque un’emergenza già da tempo. Non a caso, d’emergenza sono le contromisure della Regione: «Per il contenimento nello spazio e per l’allontanamento del cervo sardo», scorre le tabelle Rosanna Laconi, assessora regionale all’Ambiente, «la Giunta ha stanziato mezzo milione di euro per i Comuni più colpiti dagli incidenti. Altri 460mila euro sono stati aggiunti nel novembre scorso, questa volta non solo per il cervo sardo, ma anche per il cinghiale». La Regione ha stabilito le linee guida per preparare i piani provinciali e metropolitani sul contenimento della fauna selvatica. E no, il far west di sparatorie dei cacciatori non è nel programma.

I Comuni

Tra gli amministratori, invece, non manca chi si schiera per la soluzione più radicale. «La Regione ha scaricato il problema sui Comuni», s’innervosisce Ignazio Locci, presidente del Cal (Consiglio delle autonomie locali) e sindaco di Sant’Antioco: «Ci ha dato indicazione di sistemare la segnaletica, ma possiamo farlo solo sulle strade comunali, dove questi incidenti non avvengono». Alcuni giorni fa nell’isola è stata organizzata una battuta al cinghiale: ora sono tredici di meno. Proprio contro una colonna di nove cinghiali, un mese fa, si era schiantato un furgone sulla Statale 126 e solo per miracolo il conducente era rimasto illeso. Il problema, aggiunge Locci, riguarda gli incidenti e la distruzione delle colture: «La soluzione, come dicono tanti sindaci di ogni colore politico, è una sola: allargare le maglie della caccia al cinghiale. Nel mio Comune, Sant’Antioco», aggiunge Locci, «gli animali d’estate arrivano in spiaggia perché i bagnanti sono maleducati e lasciano gli scarti del cibo. Abbiamo una collaborazione con l’autogestita di caccia, e poi dovremmo lavorare per far trovare da bere a questi animali nei periodi siccitosi e realizzare colture di sfogo, in modo che la fauna selvatica non abbia bisogno di spostarsi in cerca di acqua e cibo». Le doppiette restano la soluzione numero due.

La tecnologia

Da Pula, Walter Cabasino è su posizioni più morbide: «Un professionista sta dando le ultime limature a un progetto», spiega il sindaco, «per il quale la Regione ci ha assegnato 208mila euro. Prevede otto dissuasori da sistemare lungo la Statale 195, in punti di attraversamento della fauna individuati da Forestas». Quando le termocamere (telecamere sensibili alla temperatura) rileveranno cinghiali, cervi o daini, partirà l’impulso per accendere i cartelli luminosi che avvertono gli automobilisti. Se i conducenti non rallentano, «entrano in azione i segnali sonori su frequenze sgradite agli animali, che a quel punto se ne vanno», conclude Cabasino. E la soluzione cacciatori? «A parte il fatto che i cervi sono tutelati, prima direi di provare così: siamo fiduciosi».

I danni alle colture

A rischio non ci sono soltanto le vite di chi si sposta in moto o in auto, ma anche i raccolti devastati dalla fauna selvatica, infatti c’è molto nervosismo tra gli agricoltori. «I danni sono molto gravi», sospira Giuseppe Casu, direttore della Coldiretti provinciale di Cagliari, «i cinghiali devastano le viti malgrado le recinzioni elettrificate e scavano nei terreni seminati, cervi e daini sono altrettanto dannosi. Per quanto riguarda i cinghiali, Coldiretti in collaborazione con le Province ha formato coadiutori che fanno attività di selezione tramite la caccia e il prelievo: si pensa anche di aprire una filiera per la carne. Per cervi e daini, le Province devono fare un censimento e poi si ragionerà sulla base dei dati che saranno raccolti, decidendo quali misure adottare». Una di queste, ma per ora è prematuro, potrebbe essere lo spostamento da un’area geografica a un’altra. Ma per contrastare incidenti stradali e danni alle colture, l’elemento fondamentale è la velocità: la situazione è gravissima. E non da oggi.

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