Dopo il via libera al Senato, slitta il pronunciamento della Camera

Il Governo blinda il suo decreto I comitati: norme da impugnare 

Domani il voto di fiducia sul provvedimento 

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Alla Camera non è ancora arrivato il sì. Era previsto per ieri, ma a Montecitorio il Governo ha posto la fiducia proprio sul decreto 175 sull’energia, a dimostrazione dell’importanza che riveste la transizione energetica negli scenari nazionali ma anche di qualche divergenza sullo specifico di alcune azioni, come gli sconti sulle bollette, sollevata dall’opposizione pentastellata, tra la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. La fiducia sul decreto energia era stata posta proprio da Pichetto Fratin a nome dell’esecutivo anche al Senato l’8 gennaio, giorno dell’approvazione a Palazzo Madama. Il voto che permetterà al provvedimento di diventare legge dovrebbe arrivare domani mattina: infatti, stando a quel che filtra dal Transatlantico, il via libera non dovrebbe essere in pericolo.

I timori

La preoccupazione dei comitati ora è duplice. Sono anche le aree on shore a mettere in apprensione gli attivisti. Tra l’altro, la nuova norma conferma il decreto Draghi anche per quanto riguarda le distanze dai siti di interesse storico e paesaggistico: 500 metri per il solare e tre chilometri per l’eolico. Continuano a preoccupare le sorti dei progetti off shore, quelli da realizzare oltre le 12 miglia, dove si prevede un vero e proprio Far West energetico. In sostanza, tutti i progetti in quel caso saranno autorizzati dallo Stato, con la Sardegna che starà a guardare lo sfondo all’orizzonte. I turisti si preparino a vedere al largo di Capo Caccia enormi pale eoliche e scenario simile attendano anche guardando l’immenso dal Golfo degli Angeli o Tavolara dalla spiaggia di Pittulongu. Ma le multinazionali non aspettano altro che realizzare gli impianti.

Le conseguenze

Se tutte le pratiche dovessero andare avanti, l’Isola sarà circondata – pala più, pala meno, secondo uno studio dei comitati – da 800 aerogeneratori alti anche più di trecento metri al largo delle sue spiagge da cartolina. Solo in Gallura ne spunterebbero 250. Dato che comunque potrebbe essere ancora più largo. Dal Nord al Sud la nostra Isola vedrebbe minato l’ecosistema, con qualche rischio pure per la salute dell’uomo. Considerate anche le nuove 2.500 pale on shore previste dai progetti, più le 1.200 che già ci sono, la previsione sarebbe di svariate migliaia: bene andando circa 4.500 turbine tra terra e mare. E ai sardi non arriverebbero neppure le compensazioni se non, a terra, qualche posto da custode.

La possibilità

L’unica strada di salvezza resta, per il leader della protesta, il sindaco di Orgosolo Pasquale Mereu, «l’approvazione della Pratobello 24 in Consiglio regionale e l’impugnazione del decreto 175». Per l’eccessivo sforamento della produzione energetica e la mancata consultazione delle popolazioni, Mereu arriva addirittura a consigliare alla Regione di «rivolgersi alla Corte di Giustizia del Lussemburgo». Intanto resta il pericolo di un assalto imminente, in un momento in cui non esiste uno scudo legislativo che possa far valere l’autonomia della Sardegna.

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