Vaticano.

Processo a Becciu, il passo indietro dell’accusatore Diddi 

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Città del Vaticano. Riparte il 3 febbraio il processo per i fondi della segreteria di Stato vaticana, che imputato il cardinale Angelo Becciu, condannato in primo grado dalla giustizia vaticana a 5 anni e 6 mesi di reclusione.

Per il porporato pattadese il procedimento di appello però sembra prendere una piega più favorevole. Un comunicato della sala stampa vaticana annuncia che «la Corte di Cassazione si è pronunciata con due ordinanze in merito ai ricorsi proposti dal Promotore di Giustizia, in un caso prendendo atto della dichiarazione di astensione nel procedimento del prof. Alessandro Diddi e nell’altro confermando l’inammissibilità dell’appello del Promotore pronunciata dalla Corte di Appello». In sostanza il magistrato dell’accusa ha rinunciato all’incarico e inoltre il suo appello non è stato accolto, perciò il procedimento contro Becciu va all’esame dei giudici di secondo grado solo sulla spinta del ricorso presentato dai suoi avvocati. Un elemento certamente gradito alla difesa, ma il primo - il passo indietro di Diddi - è più eclatante. I difensori avevano chiesto la ricusazione del promotore di giustizia (un passaggio che ora, con la sua astensione, appare superato) dopo che “Domani” aveva pubblicato le sue chat delle chat di whatsapp pubblicate dal quotidiano “Domani” con Giovanna Ciferri e Francesca Immacolata Chaouqui. Secondo la lettura dei difensori di Becciu da quei whatsapp emergeva il progetto di condizionare monsignor Alberto Perlasca, testimone d’accusa cAccogliamo con soddisfazione la decisione della Corte di Cassazione che rende ora definitive le assoluzioni per quelle accuse già ritenute infondate dalla sentenza di primo grado. Confidiamo che il giudizio di appello possa affermare l'innocenza del Cardinale in modo completo, anche per le residue contestazioni», scrivono gli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo.

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