Il focus.

Poetto, la posidonia è un dilemma 

Rimuoverla o lasciarla sulla sabbia? Il dibattito fra ambiente e turismo 

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La posidonia spiaggiata al Poetto? Un problema da «affrontare con buon senso e non con l’ambientalismo ipocrita e di facciata», incalza il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, Pierluigi Mannino. Il letto marrone che ricopre il tratto di litorale più vicino alla Sella del Diavolo, dove è dello stesso colore pure l’acqua spinta dalla risacca, pone oggettivamente un problema: da un lato quel tappeto vegetale è tutta salute per la spiaggia (le permette di rigenerarsi – spiegano gli esperti – e contrasta l’erosione), dall’altro un fastidio per chi, a primavera inoltrata, vorrebbe godersi il mare.

La Giunta comunale ha scelto una linea ecologista. «Nessuna rimozione, almeno per ora», ha spiegato l’altro giorno l’assessora all’Ambiente Luisa Giua Marassi: «Lasciamo fare a madre natura per un altro mese». Il guaio è che fra un mese saremo alle soglie dell’estate, e i titolari di baretti e stabilimenti delle “prime fermate” chiedono di essere messi nelle condizioni di lavorare, cioè di avere una spiaggia accogliente e desiderabile. Le loro proposte: rimuovere la posidonia spiaggiata o, in alternativa, insabbiarla.

Comuni a confronto

«La logica parla chiaro», argomenta Mannino: «D’inverno, con le mareggiate, è normale lasciare la posidonia in spiaggia, a fare da tappeto naturale. In estate, però, non se ne parla. Sì, la natura fa il suo corso ma non possiamo certo lasciare le spiagge in condizioni da “post-apocalisse invernale”: dobbiamo renderle pulite, accoglienti, pronte per residenti e turisti».Tanto più che, superato il confine comunale con Quartu, tutto cambia: «Nel nostro tratto di spiaggia – spiega Tore Sanna, vicesindaco e assessore all’Ambiente – abbiamo 4-5 punti di accumulo. Rispettando le norme europee e le direttive regionali, a marzo la ditta che gestisce il servizio di igiene urbana rimuove la posidonia spiaggiata dalla parte di litorale più vicino all’acqua e la accumula in aree del retrospiaggia dove non reca danni alla flora. Da lì, una volta conclusa la stagione balneare, viene riportata in riva. È un’operazione delicata, che si esegue con mezzi leggeri».

Un equilibrio difficile

A Villasimius, dove il turismo convive con la tutela ambientale, si fa altrettanto: «In astratto – spiega la biologa Valeria Masala, direttrice dell’Area marina protetta – l’ideale sarebbe lasciare la posidonia dov’è e aspettare che le mareggiate facciano il loro lavoro. Ma capisco le esigenze di chi, in spiaggia, ci lavora. A Is Traias, dove l’erosione era importante, dopo un periodo in cui i cumuli di posidonia raggiungevano il metro e mezzo d’altezza oggi abbiamo un bellissimo e morbido strato di sabbia. A Porto Luna accumuliamo i residui in un’area non accessibile. Quest’anno abbiamo imponenti depositi a Cava Usai, dove però non è possibile intervenire. Nelle altre spiagge, invece, quest’anno il fenomeno non c’è». E dunque niente richieste assillanti, per quanto motivate, da parte degli operatori turistici.

Paradossi di una pianta che Linneo in persona intitolò al dio greco del mare: un omaggio alla maestosità delle sue praterie sottomarine, ammiratissime da chi ama nuotare godendosi il paesaggio subacqueo. Eppure, come l’albatro dalle «ali da gigante» di Baudelaire, sublime nel suo volo ma goffo una volta atterrato, la posidonia spiaggiata perde la sua divinità e subisce accuse infamanti: di essere poco desiderabile, maleodorante e sgradita ai bagnanti. Un destino amaro.

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