Novantamila penne sul cappello, novantamila alpini provenienti da tutta Italia e da un pezzo di Europa: Francia, Germania, Belgio. Hanno sfilato tra ali di folla: molti ancora in armi, altri in quiescenza, chi con la camicia a scacchi, chi con la giacca della protezione civile o con la divisa d'epoca e il moschetto. E le donne, quelle impegnate in ambiti internazionali e quelle che aiutano durante i disastri: il Friuli, il ponte Morandi, tanto per citarne due.
Genova ha retto bene l'urto delle 400mila persone che l'hanno pacificamente invasa per la 97esima adunata nazionale alpina. E lo ha dimostrato con entusiasmo soprattutto ieri, col grande corteo che ha percorso la città dalle 9 del mattino fino alle 19. Dieci ore di applausi, pioggia, commozione, orgoglio. L’adunata, ha scritto il capo dello Stato Sergio Mattarella nel messaggio agli alpini in congedo, «rinnoverà l'indissolubile legame che unisce le Penne nere al Paese», mentre il ministro della Difesa Guido Crosetto ha elogiato su X la «fierezza» di «una grande famiglia si ritrova». Soddisfatta la sindaca Silvia Salis, che ha voluto archiviare le polemiche dei giorni scorsi: «Il Comune di Genova ha fatto il possibile per accogliere questa adunata al meglio. C'è un'atmosfera di amicizia, di solidarietà, è una città che vive e canta».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
