Il silenzio dopo la tempesta, ma l’ultima parola l’avrà il Giudice sportivo, tra domani e mercoledì. Dopo le accuse di Davis di razzismo e la difesa di Dossena, la palla passa intanto agli ispettori della Procura federale presenti sabato alla Domus che dovranno stilare una relazione sull’accaduto dopo aver raccolto diverse testimonianze, in primis quelle dei diretti interessati, considerato che al momento non esisterebbero immagini che confermino attraverso il labiale quanto denunciato dall’attaccante inglese in un durissimo post su Instagram. Con l’appoggio dell’Udinese che ha chiesto l’intervento della Lega attraverso un comunicato ufficiale. Al quale ha fatto seguito quello del Cagliari, meno irruente ma altrettanto perentorio, nel quale viene tutelata l’immagine del difensore bresciano e del club rossoblù in generale.
I fatti
La bomba esplode nel finale della partita. Davis sostiene di essere stato vittima di un insulto razzista da parte di Dossena e pretende provvedimenti dall’arbitro che, a quel punto, chiede un controllo alla sala Var. Dalle immagini a disposizione, tuttavia, non emerge mezza parola fuori luogo. Il gioco prosegue, ma la tensione non si placa in campo. All’inglese non basta nemmeno l’assist dello 0-2 per calmarsi e al triplice fischio cerca sistematicamente il contatto con Dossena. Viene così accompagnato di forza verso gli spogliatoi da alcuni membri dello staff tecnico. Ma non finisce qui. Nella pancia della Domus, Davis sembra incontenibile e continua ad accusare Dossena. Gli avrebbe addirittura lanciato una bottiglietta d’acqua in testa, proprio davanti allo stanzino della Procura.
Botta e risposta
Il caso si sposta così in sala stampa. L’allenatore bianconero Runjaić e l’attaccante Zaniolo manifestano pubblicamente solidarietà nei confronti di Davis, Pisacane e il portiere Caprile, a loro volta, difendono a spada tratta Dossena. «Una persona perbene, crediamo in lui». Quindi il botta e risposta diventa ufficiale. Arriva prima il comunicato dell’Udinese, in risposta quello del Cagliari. E arriva, soprattutto, il post di Davis, pesantissimo, definisce Dossena addirittura un «codardo razzista». Il rossoblù afferma, dal canto suo, di non aver mai detto qualcosa che potesse minimamente assomigliare a un insulto razzista, è scosso, sbalordito, e si ritrova così costretto a difendersi pubblicamente, pure lui attraverso Instagram. «Un comportamento del genere è quanto di più lontano dalla mia cultura ed educazione», afferma l’ex Como e non a caso utilizza il termine «diffamante» per definire le accuse di Davis.
Fiato sospeso
Ora sarà il Giudice sportivo a esprimersi sulla base del verbale presentato dalla Procura e decidere se squalificare Dossena o se archiviare il caso. La sentenza è attesa tra domani e mercoledì, a meno che lo stesso Giudice non chieda un supplemento di indagini.
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