Iglesias.

La città abbraccia la sua anima desulese 

Il legame stretto con il paese barbaricino raccontato dai cittadini 

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«Ho fatto la pastora tutta la vita. Non ho mai pensato che il mestiere di pastore fosse riservato ai soli uomini». È tra le testimonianze più forti, quella di Basilia Littarru - arrivata a Iglesias negli anni Settanta assieme a sua sorella Doloretta -, che si sono potute ascoltare venerdì scorso, quando il progetto “Desulo tra memoria e futuro” ha fatto tappa a Iglesias grazie all’associazione Esulesos che ha organizzato l’evento al Centro culturale. Per Basilia, quello del pastore, è «un lavoro come un altro, fatto con amore e passione, perché era la nostra vita e non c’era altro da fare per sostenere la famiglia».

I racconti

Tra le storie raccolte, quella di Luigi Floris racconta un percorso di andata e ritorno tra continente e Sardegna: «Nato a Desulo – racconta -, ho vissuto un po’ fuori: nel ’69 con i miei siamo andati a Bergamo e sono rientrato in Sardegna a 29 anni, fino ad arrivare a Iglesias dove ho trovato una comunità viva e accogliente».Dalla prospettiva delle seconde generazioni, c’è quella di Gianfranco Piroi e del suo rapporto col paese barbaricino: «Da piccolo passavo le estati a Desulo, ed è lì che ho costruito i miei ricordi più forti; ancora oggi resistono i legami e l’idea di una comunità che si aiuta sempre».Per Pino Deiana, nato a Iglesias da genitori desulesi, l’identità è una continuità naturale: «I desulesi hanno mantenuto sempre le radici perché è impossibile non averle: è una comunità unita, nata dalla pastorizia e dalla migrazione, che ancora oggi si riconosce e si sostiene». Anche Andrea Mannu sottolinea la dimensione storica del fenomeno migratorio legato al lavoro: «I desulesi sono arrivati qui con lo sviluppo delle miniere e si è creato un flusso continuo per decenni». Ed è Franco Gioi a riportare che «a Iglesias permangono 72 aziende in mano a desulesi, ma oggi molti pastori desulesi si sono trasformati in artigiani, commercianti e ristoratori».

Il rapporto

«Saremo sempre grati alla comunità desulese che ha scelto Iglesias come luogo in cui investire la propria vita e il proprio lavoro». Così dichiara l’assessora alla Cultura di Iglesias, Carlotta Scema, ricordando la lunga storia di migrazione e integrazione tra la comunità desulese e quella iglesiente. L’incontro è stato accompagnato dalla musica del trio composto da Enrico Frongia, Nicola Urru, Ennio Frongia e il giovane Alessandro Casula.«Oggi non si vive più con distinzioni tra comunità – ha dichiarato sul palco Mauro Usai, sindaco di Iglesias -, perché lglesias e Desulo sono ormai una sola realtà unita». Il sindaco di Desulo Gian Cristian Melis, dopo aver polemizzato contro la rappresentazione che la rivista Vogue ha dato recentemente dell'abito tradizionale del paese, ha ribadito invece che «Desulo non è solo un paese ma un modo di vivere, e la memoria è fondamentale per non perdere ciò che siamo stati e diventati». «Vogliamo portare questa iniziativa in tutti i territori della diaspora - afferma il presidente dell'associazione Esulesos, Alessandro Liori - e costruire una rete che tenga vivi i legami tra le famiglie sparse nel mondo».

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