Nessuno sconto, se non quello di un terzo della pena che si deve applicare per forza per la scelta del rito abbreviato: 16 anni di carcere, esattamente quanti ne aveva chiesto l’accusa. Si è chiuso così, con una condanna pronunciata nel primo pomeriggio di ieri dalla giudice Giulia Tronci, il processo al giovane accusato di aver violentato per sei anni la sorellastra, ancora bambina, filmando i rapporti sessuali per poi venderli nel dark-web.
Dichiarazioni spontanee
Nel corso dell’ultima udienza, l’imputato – visibilmente scosso e scortato da una nutrita scorta di agenti della Polizia Penitenziaria – ha rilasciato dichiarazioni spontanee, ammettendo di aver compreso la gravità di quanto accaduto e rivelando al giudice di aver già iniziato un percorso ora che si trova in custodia cautelare in carcere. Per lui l’accusa era pesantissima, nata al termine di un’indagine che aveva visto gli agenti della Polizia Postale di Cagliari sondare nei server di mezzo mondo per rintracciare gli acquirenti dei video. Alla fine della discussione il pubblico ministero Gilberto Ganassi aveva chiesto 16 anni di reclusione (partendo da una pena di 24 anni con lo sconto di un terzo derivato dalla scelta del rito abbreviato).
L’inchiesta
La cronaca di questa vicenda necessita di alcune cautele, indispensabili affinché non venga resa in alcun modo riconoscibile la piccola vittima. Per questa ragione il giornale non scriverà né l’età della ragazzina che ha subito gli abusi né l’identità o dati sensibili dell’imputato. L’inchiesta è scattata nel 2025, derivata da un altro fascicolo per spaccio di stupefacenti di poca entità: la polizia aveva sequestrato il telefonino di un giovane, trovando all’interno un gran numero di video pornografici vietati, alcuni dei quali smerciati su internet. Stando a quanto ipotizzato dagli inquirenti le violenze sarebbero iniziate quando la bambina era entrata da poco alle elementari e sarebbero andate avanti sino alle scuole medie.
L’udienza
L’imputato risulta essere nato da una precedente relazione di quello che è anche il padre della vittima. E ieri mattina il ragazzo, poco più che maggiorenne, è comparso davanti alla giudice Giulia Tronci per la chiusura del processo di primo grado: a stento è riuscito a prendere la parola per ammettere di aver capito la gravità di quanto commesso e per rivelare che ha già iniziato un percorso con gli esperti. La camera di consiglio è durata meno di un quarto d’ora: condannato per tutte le imputazioni.
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