La crisi del sistema di emergenza-urgenza. L’Aou di Cagliari: lavori per garantire la sicurezza di pazienti e operatori

Medici in allarme: «Pronto soccorso  vicini al collasso» 

La denuncia del sindacato Cimo: «Traumatologia, mancano posti letto»   

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«Le attese fino a dieci ore per i codici a bassa priorità, le ambulanze bloccate davanti ai Pronto soccorso e i pazienti costretti a rimanere in barella nei corridoi purtroppo non sono un evento eccezionale, ma la normalità quotidiana di un sistema che non riesce più a garantire standard minimi di sicurezza e qualità delle cure». Il sindacato del medici Cimo-Fesmed rilancia l’allarme: «L’emergenza-urgenza nell’area vasta di Cagliari è ormai in condizioni di grave sofferenza strutturale».

La situazione

I medici sottolineano che «la riduzione dell’operatività del Pronto soccorso del Policlinico», dove lunedì sono iniziati importanti lavori di ristrutturazione, ha ripercussioni sugli altri presìdi cittadini e mette sotto pressione in particolare il Brotzu e il Santissima Trinità. Ma il cantiere a Monserrato in realtà modifica molto poco una situazione da tempo sull’orlo del collasso. Le attese infinite, i mezzi di soccorso in fila, i malati su letti di fortuna, li abbiamo già visti troppe volte, e di recente tutti i primari dei Pronto soccorso dell’Isola, convocati in commissione sanità del Consiglio regionale, hanno descritto quadri agghiaccianti delle loro strutture che, complessivamente, nel 2025 hanno registrato 470mila accessi, 133mila attraverso il 118, il resto in “autonomia”.

I posti letto

Spiega Emanuele Cabras, segretario aziendale Cimo-Fesmed dell’Arnas: «In questo contesto si inseriscono anche le criticità della rete traumatologica regionale che, pur rappresentando un elemento essenziale dell’organizzazione dell’emergenza, risente di una carenza strutturale di posti letto: si stima una disponibilità inferiore di circa 40 unità rispetto agli standard previsti dal Dm 70. Tale deficit incide direttamente sulla capacità di assorbimento dei pazienti traumatizzati e contribuisce ad aggravare il sovraffollamento dei Pronto soccorso, in particolare nelle strutture di riferimento. L’attivazione di unità di crisi o tavoli emergenziali, pur necessaria nella fase attuale, non può sostituire interventi strutturali non più rinviabili. Rischiamo un progressivo deterioramento della qualità dell’assistenza e della sicurezza delle cure».

L’Aou

Sottolinea una nota della direzione aziendale dell’Aou di Cagliari: «Non sono i lavori al Policlinico che stanno mettendo in crisi gli altri ospedali. La crisi, che c’è, ha ben altre origini. Ricordiamo che i lavori sono stati articolati in quattro fasi e dureranno sino ad agosto non per un capriccio ma per evitare chiusure e riduzioni di capacità operativa che avrebbero creato ancora più problemi. Gli ospedali, garantendo prestazioni 7 giorni su 7 h 24, scontano la difficoltà di attivare interventi di manutenzione che non generino inevitabili difficoltà e polemiche, ma è proprio l'utilizzo continuo della struttura che li rende inevitabili, in particolar modo su aspetti che generano rischi per i pazienti e per gli operatori sanitari».

Durante l’audizione in commissione, il dg Vincenzo Serra aveva evidenziato: «Registriamo 32mila accessi tra Pronto soccorso generale e ginecologico, il 70% sono codici bianchi o verdi, che dimostrano la carenza della Medicina generale e del sistema delle guardie mediche».Per dire che se l’assistenza sul territorio fa acqua da ogni parte, è ovvio che il cittadino che non ha risposte si rivolge al Pronto soccorso, quello di un hub, perché spesso negli ospedali periferici il servizio lavora solo di giorno ed è chiuso nei weekend.

Il piano

La Regione ha stanziato 25 milioni di euro nel triennio 2023-2025 per sostenere il personale dei Pronto soccorso della Sardegna e annunciato un Piano per la gestione del sovraffollamento e dei flussi di ricovero che agisce su tre direttrici: ingresso, con il rafforzamento della rete territoriale e la presa in carico precoce dei bisogni; gestione interna, attraverso il governo dei posti letto, il potenziamento del bed management e l’organizzazione dei percorsi intraospedalieri; uscita, con il miglioramento delle dimissioni e della continuità assistenziale.

I problemi

Interviene Umberto Ticca, consigliere regionale dei Riformatori e componente della commissione sanità: «Dire che basta mettere più soldi nella sanità è una scorciatoia che non funziona», dice in relazione alla prossima variazione di bilancio che stanzierà tra i 100 e i 250 milioni per la sanità. «Mancano medici e infermieri, le liste d’attesa hanno tempi inaccettabili e sempre più cittadini sono costretti a rinunciare a curarsi.Serve cambiare paradigma: più servizi sul territorio, un grande piano di prevenzione e ospedali che funzionino meglio e in modo coordinato. Ma soprattutto bisogna investire sulle persone e usare meglio la tecnologia. Le immagini di questi giorni con i pronto soccorso in tilt dimostrano che il problema non è solo quanto si spende, ma come si organizza la sanità.In questi due anni abbiamo sentito tante belle parole ma zero fatti».

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