la crisi

Usa-Iran, l’accordo si allontana Vance non parte per Islamabad 

Teheran diserta il vertice: «Via il blocco dei porti o non trattiamo» 

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Gli autobus interurbani tornati a sfrecciare a Islamabad dopo giorni di blocco totale rischiano di portare via le speranze di un accordo tra Iran e Usa. La capitale pakistana mantiene le restrizioni - resta la zona rossa all'Hotel Serena - ma lo sforzo diplomatico è avvolto nell'incertezza e rischia di saltare: secondo i media americani, il viaggio del vicepresidente JD Vance a Islamabad è stato infatti rinviato a tempo indeterminato - e forse del tutto cancellato - dopo che l'Iran non ha confermato la presenza al tavolo, rimanendo rigido sulla richiesta della fine del blocco marittimo Usa prima dell'avvio dei colloqui.

L’incubo delle bombe

Uno sviluppo che porta di fatto uno stallo sul percorso negoziale tra Teheran e Washington. L’avvicinarsi della scadenza del cessate il fuoco complica le cose, ma poi in serata Donald Trump, dopo aver escluso di volerlo prolungare minacciando nuovi bombardamenti, ha cambiato idea estendendo la tregua «fino alla presentazione di una nuova proposta» dall’Iran. A inizio giornata, le indiscrezioni dei media americani avevano dato nuovo vigore al percorso diplomatico per chiudere la guerra, con Axios che ha riportato l'autorizzazione da parte dell'ayatollah Mojtaba Khamenei a far volare il suo team negoziale a Islamabad. Secondo l'Ap i mediatori pakistani avevano ricevuto conferma che i principali negoziatori, il vicepresidente Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Ghalibaf, avevano confermato la presenza ai colloqui.

Ma nella serata italiana di ieri il ministro dell'Informazione pakistano, Attaullah Tarar, non aveva conferme dell'arrivo della delegazione iraniana al tavolo, e più tardi i media del regime l’hanno escluso. Nello frattempo, Vance era ancora segnalato a Washington, pronto a partecipare a «ulteriori riunioni politiche alla Casa Bianca». E anche il volo che da Miami doveva portare gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner in Pakistan ha fatto rotta verso la capitale americana, forse per incontri con Donald Trump.

Secondo quanto ricostruito dai media Usa, a tenere sotto scacco i colloqui sarebbe l'intransigenza dei pasdaran, che stanno esercitando pressioni sui mediatori iraniani affinché non partecipino al negoziato finché gli americani non cederanno su un punto considerato cruciale da Teheran: la fine del blocco Usa dei porti iraniani. Un punto sul quale Trump non intende fare concessioni: «Abbiamo il controllo totale dello stretto di Hormuz» e «siamo in una posizione di forza nei negoziati», ha rivendicato il presidente, mentre i media iraniani sostengono che una petroliera della Repubblica islamica sarebbe riuscita a forzare il cordone Usa, attraversando Hormuz per raggiungere l'isola di Kharg.

Di fronte a questo quadro, non è chiaro se la diplomazia riuscirà a vincere sulle rigidità delle due parti. Aggiungendo un ulteriore punto di scontro, Trump ha chiesto al regime degli ayatollah di liberare otto donne iraniane prossime a essere giustiziate per impiccagione, come segno di buona volontà: «Sarebbe un ottimo inizio dei negoziati», ha detto il tycoon, mentre Teheran ha smentito che le donne rischino la pena capitale.

Pressioni sugli iraniani

I mediatori pakistani, egiziani e turchi lavorano febbrilmente per convincere gli iraniani a mostrarsi flessibili e partecipare all'incontro a Islamabad. «È cruciale», ha sottolineato il ministro pakistano Tarar, ricordando che il tempo stringe: la scadenza ufficiale del cessate il fuoco, fissata per ieri notte, è stata di fatto allungata di 24 ore da Donald Trump, ma resta imminente. Accusando Teheran di aver più volte violato la tregua, il presidente americano ha promesso di riprendere i bombardamenti se non si arriverà a un'intesa. Da parte sua, la Repubblica islamica ha promesso una risposta decisa a qualunque violazione Usa, mettendo in chiaro che se deciderà di negoziare con gli americani, lo farà con «il dito sul grilletto», mentre in patria segnala un timido ritorno alla normalità annunciando la ripresa dei voli nazionali, dopo uno stop di 50 giorni per la guerra.

Secondo gli analisti, un eventuale crollo della tregua tra Iran e Usa trascinerebbe con sé anche i timidi sforzi di negoziato tra Israele e Libano. In attesa del secondo round negoziale previsto per domani, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha assicurato che lo Stato ebraico è intenzionato a disarmare Hezbollah con mezzi «militari e diplomatici».

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