Guinea equatoriale.

Petrolio e guerre: Papa Leone critica le colonizzazioni  

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«La proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli»: si è espresso così Papa Leone XIV, durante la sua visita in Guinea Equatoriale, uno dei paesi africani “seduti” sul petrolio, con un alto Pil pro capite ma anche con forti disuguaglianze sociali, dove la ricchezza delle risorse convive con una diffusa povertà.

Nel suo intervento il Pontefice ha anche insistito sulla continuità tra il suo magistero e quello di Francesco, ripetendone l’appello. «Dobbiamo dire no a un’economia dell’esclusione e della inequità. Questa economia uccide».

Già durante il volo tra Angola e Guinea Equatoriale, Leone XIV aveva sottolineato il valore dell’eredità di Bergoglio, ricordandone la «vicinanza ai più poveri, ai più piccoli, ai malati, ai bambini, agli anziani» e richiamandone i valori: giustizia sociale, equità e difesa dei più deboli.

Nel discorso alle autorità, il Pontefice ha puntato il dito anche contro le dinamiche economiche globali: «La rapidissima evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo ha accelerato una speculazione connessa al bisogno di materie prime, che sembra far dimenticare esigenze fondamentali come la salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute pubblica». Un contesto in cui, osserva, si inserisce anche la crescente presenza in Guinea Equatoriale e in Africa di potenze straniere tra cui la Cina, ormai radicata anche in infrastrutture e attività economiche strategiche.

Leone XIV ha ricordato poi Giovanni Paolo II che visitando il Paese nel 1982 aveva definito il presidente «il centro simbolico al quale convergono le vive aspirazioni di un popolo». A ricevere allora Wojtyla e oggi Leone XIV, è Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, al potere dal 1979 dopo il colpo di Stato contro lo zio Francisco Macías Nguema: rieletto nel 2022 con il 94,9% dei voti, è il leader rimasto più a lungo in carica nel mondo. Un dato che accompagna le critiche di diverse organizzazioni internazionali, che denunciano un regime repressivo e la soppressione del dissenso.

Nel programma della visita è prevista anche una tappa al carcere di Bata, noto per le condizioni dure di detenzione e già finito al centro di polemiche internazionali, tra cui il caso dell’imprenditore italiano Roberto Berardi, detenuto per due anni e liberato nel 2015.

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