«Il fatto non sussiste». È caduta ieri, e con la formula più ampia possibile, l’imputazione mossa dalla Procura di Cagliari nei confronti dell’avvocato ed ex professore universitario, Gabriele Racugno, accusato di aver infranto la legge percependo l’indennità da presidente del Consiglio di amministrazione di Abbanoa nonostante fosse già da qualche tempo in pensione. I giudici della Seconda sezione penale del Tribunale di Cagliari lo hanno assolto, accogliendo così la ricostruzione fatta dal difensore Massimiliano Ravenna che era stata ribadita in aula con determinazione dallo stesso ex ordinario di Diritto Commerciale.
La vicenda
Per la pubblica accusa Racugno non avrebbe potuto percepire la doppia indennità in forza di una norma (dettata dalla cosiddetta spending review) che impedirebbe ai pensionati di ricoprire incarichi dirigenziali a pagamento. In realtà di recente questa norma è stata modificata nei mesi scorsi per alcune categorie professionali (come gli avvocati, i commercialisti e chiunque può continuare a operare nell’albo anche se in quiescenza), ma quando l'ex docente era finito nei guai la norma aveva fatto ipotizzare ai pm Andrea Vacca e Rossella Spano che l’imputato avesse voluto incassare ugualmente la doppia indennità nonostante i divieti. Da qui la richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio, poi abolito nel corso del dibattimento.
Il processo
Durante il processo la pubblica accusa aveva cambiato l’imputazione in «destinazione indebita di denaro o cose mobili» per poco meno di 25mila euro, sollecitando al termine della requisitoria una condanna a 6 mesi di reclusione (con pena sospesa) per l’anziano avvocato. Davanti al collegio della Seconda sezione penale presieduto dal giudice Giorgio Cannas, Racugno aveva spiegato la sua assoluta buona fede: nessuna intenzione di ottenere un compenso illegittimo, tanto è vero che aveva chiesto 4 pareri preventivi e avviato dopo una causa in Tribunale convinto di avere ragione. Il difensore Ravenna, inoltre, aveva ribadito che l’ex professore non aveva la disponibilità del denaro, tanto è vero che ha dovuto chiederla al funzionario, e che era stata l’assemblea dei soci di Abbanoa a riconoscergli il compenso. Ieri la sentenza che lo ha assolto per l’insussistenza del fatto.
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