"Le liberalizzazioni sfrenate ci stanno impoverendo".

Con un post su Facebook Luigi Di Maio ha riaperto, in concomitanza con Pasqua e Pasquetta, il dibattito sulla liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali, che consente ai gestori di tenere i negozi aperti anche durante i giorni festivi.

"Con l'eliminazione degli orari di chiusura degli esercizi commerciali ad opera di Monti e del Pd, si sono messe in competizione piccole botteghe e grandi centri commerciali, ognuno può restare aperto quanto vuole, scatenando una concorrenza al ribasso che ha ottenuto come unico risultato lo sfaldamento del nucleo familiare del negoziante e dei dipendenti, lontani dalla famiglia 7 giorni su 7", ha scritto il deputato M5S.

Luigi Di Maio

Secondo Di Maio, inoltre, non ci sarebbe neanche un effetto benefico sugli incassi: "Si sono spalmati gli stessi introiti su 7 giorni, ma la qualità della loro vita è ulteriormente precipitata".

Il post di Di Maio è arrivato in un momento "caldo" da questo punto di vista, caratterizzato dalle proteste di alcuni dipendenti e dei sindacati dell'outlet di Serravalle Scrivia (Alessandria), che nel giorno di Pasqua (si trattava della prima apertura pasquale del megastore, nato nel 2000) hanno scioperato e creato dei cordoni per provare a impedire l'accesso ai clienti.

La manifestazione è stata però un mezzo flop, perché hanno aperto quasi tutti i negozi, a parte un paio, e la McArthurGlen, proprietaria dell'outlet, ha sottolineato la necessità di rimanere aperti anche a Pasqua.

"Abbiamo appena ampliato il centro, investendo 115 milioni e generando ricadute occupazionali importanti. È bene cogliere tutte le opportunità, anche alla luce del fatto che in questo periodo iniziano i viaggi di turisti dall’estero".

Lo sciopero dei sindacati a Serravalle

La presa di posizione di Di Maio ha incassato il sostegno della Cei e di Famiglia Cristiana, ma nel mondo politico il dibattito è acceso.

Se i sindacati hanno solidarizzato con gli scioperanti, parlando di "deumanizzazione del lavoro" e di un "modello di sviluppo non sostenibile", il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova ha parlato di una posizione, quella di Di Maio, "classista".

"Sono le famiglie dei lavoratori, impiegati e operai, quelle che più delle altre usufruiscono dei servizi dei centri commerciali nei giorni festivi; servizi e prodotti offerti a costi concorrenziali che portano in Italia come altrove più occupazione e buste paga più pesanti".

"L'alternativa - continua il sottosegretario - sarà la privazione di un servizio e di un'occasione di consumo a prezzi ragionevoli, il resto è poesia della decrescita, che non è mai stata felice".

E voi? Siete favorevoli o contrari? Dite la vostra.

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