I punti vendita fisici in Italia hanno subito una profonda trasformazione negli ultimi anni: netta riduzione delle piccole botteghe, con superfici di vendita fino a 50 metri quadri, e incremento delle maxi superfici di vendita.

È quanto si legge in un report di Confesercenti, che pone la Sardegna tra le regioni dove negli ultimi anni l’ampliamento della superficie complessiva dei negozi fisici si è maggiormente “fermato”. Guardando i numeri, nell’Isola la crescita della superficie commerciale si attesta in media a +0,8%, a fronte però di un -19,5% di esercizi. Oltre che all’Isola, una significativa riduzione si registra in Puglia, Basilicata e Valle d'Aosta. Per contro, la più marcata crescita della superficie commerciale complessiva si registra – tra 2011 e 2025 – in Emilia-Romagna e Abruzzo. Anche Lazio e Campania registrano una superficie in aumento a fronte di un calo dei negozi.

A livello nazionale, scrive Confesercenti in una nota, negli ultimi anni si è assistito a un processo di “ristrutturazione” degli esercizi commerciali verso un “formato medio”. Infatti, «diminuiscono botteghe e micro-negozi e, allo stesso tempo, si ridimensionano le maxi-superfici del retail. Il risultato è in ogni caso una riduzione dei punti vendita: tra il 2011 e il 2025 in Italia sono scomparsi oltre 103mila negozi. La superficie commerciale complessiva, tuttavia, è aumentata nello stesso arco temporale del 7,4% grazie, appunto, all'allargamento della superficie media dei punti vendita».

«Questi numeri ci dicono che il commercio fisico non sta semplicemente “diminuendo”: si sta riorganizzando», commenta Nico Gronchi, presidente Confesercenti. Aggiungendo: «I punti vendita medi crescono, ma arretrano gli estremi: micro e piccoli formati scompaiono e le maxi-superfici si ridimensionano. La riorganizzazione, però, ha un costo, e le vittime sono i piccoli esercizi indipendenti, quelli che per dimensione garantivano specializzazioni - giocattoli, ferramenta, alimentare di vicinato - e che costituiscono un punto di riferimento per la comunità. Per questo servono politiche che tengano insieme due obiettivi: fermare la desertificazione e accompagnare la crescita e l'evoluzione di chi può investire e innovare. La rigenerazione urbana è il punto d'incontro. Occorre – conclude Gronchi – riportare funzioni nei quartieri, rendere accessibili e attrattive le vie, fornendo strumenti concreti per le imprese».

(Unioneonline/l.f.)

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