La guerra in Iran e i timori di allargamento del conflitto all'intero Medio Oriente continuano a mettere le ali al prezzo del petrolio. Il blocco di fatto dello stretto di Hormuz, da cui transita un quinto delle risorse energetiche globali, e gli attacchi agli impianti in diversi paesi del Golfo rendono più concreta la prospettiva di un shock energetico.

E il petrolio sfonda la quota dei 100 dollari al barile: il contratto di aprile del Wti vola del 17,92% a 107,19 dollari dopo aver toccato un massimo a 119,48, mentre il Brent segna +18,32% a 109,67 dollari dopo un massimo a 119,5.

«I prezzi del petrolio nel breve periodo, che scenderanno rapidamente quando la distruzione della minaccia nucleare iraniana sarà completata, sono un prezzo molto piccolo da pagare per la sicurezza e la pace degli Stati Uniti e del mondo», ha scritto intanto sul social Truth il presidente americano Donald Trump.

Secondo l’aggiornamento di oggi, 9 marzo, del Mimit, in Sardegna il prezzo medio del gasolio in modalità self è di 1,975 euro al litro, tra i più alti in Italia: simile a quello di Lombardia e Piemonte, meno solo di Calabria, Sicilia, Valle d’Aosta e province di Trento e Bolzano (qui supera i 2 euro al litro). La benzina invece tocca quota 1,784 al litro.

In soli 10 giorni il prezzo del gasolio è aumentato di oltre il 14%, portando un pieno di diesel a costare 12,3 euro in più rispetto a fine febbraio, denuncia il Codacons. Oggi il prezzo medio del gasolio in modalità self, secondo le medie regionali del Mimit, si attesta in Italia a 1,970 euro al litro, con un balzo del +14,3% rispetto al prezzo medio nazionale di fine febbraio (1,723 euro/litro): «Questo significa che in soli 10 giorni un pieno di diesel costa ad ogni automobilista ben 12,3 euro in più, pari ad una maggiore spesa da 296 euro annui se si considera una media di due pieni al mese». Nello stesso periodo la benzina al self è aumentata di circa il 7%, con una maggiore spesa da circa +5,8 euro a pieno, quasi 140 euro in più sull’anno.

E schizza anche il prezzo del gas, che con il 21,86% in più rispetto alla scorsa settimana registra un autentico boom. I future al Ttf di Amsterdam vengono trattati a 65 euro al megawattora con una chiara tendenza al rialzo. La situazione del Golfo e la decisione del Qatar di sospendere la produzione portano a conseguenze immediate e devastanti sui prezzi.

Governo al lavoro per fermare la speculazione e diminuire i prezzi dei carburanti: «Nessuna tregua a chi specula», annuncia il ministro delle Imprese e Made in Italy Adolfo Urso. «A differenza di quanto accadde quattro anni fa, oggi abbiamo strumenti più efficaci per contrastare la speculazione e stroncare la spirale inflattiva che allora falcidiò il potere d'acquisto delle famiglie. Con il decreto-legge n.5 del 14 gennaio 2023 abbiamo istituito un efficace sistema di monitoraggio sia sulla rete di distribuzione del carburante sia sull'intera catena del valore, anche sulla filiera alimentare, che ci consente di intervenire attivando, ove necessario, la Guardia di Finanza e gli altri organi di controllo. Anche per questo nel 2024 e nel 2025 il prezzo del carburante è rimasto a livelli contenuti, con effetti positivi anche sull'inflazione, che lo scorso anno è stata appena dell'1,5%, tra le più basse d'Europa. Il Comitato di allerta rapida è stato attivato prontamente già una settimana fa e abbiamo realizzato una task force operativa in raccordo con la GdF. Con lo stesso decreto del 2023 abbiamo anche previsto la possibilità di attivare l'accisa mobile, al fine di utilizzare le maggiori risorse dell'Iva per tagliare l'accisa o per compensare direttamente consumatori e imprese. Interverremo in tempo per ridurre, per quanto possibile, eventuali impatti su famiglie e imprese. Oggi abbiamo gli strumenti per farlo; nei prossimi giorni definiremo in che misura e con quali risorse». E «se emergessero fenomeni speculativi, siamo pronti a reagire anche con una tassazione compensativa».

Fosco lo scenario disegnato per l’Europa da André Sapir, che guida una cattedra in economia internazionale all’Université Libre de Bruxelles: «Allo stato attuale possiamo già dare per scontato un aumento dell'inflazione in Europa fra lo 0,50 e l'1%, da aggiungere al sofferto 2% che la Bce finora è riuscita a garantire. E per la crescita ciò equivale almeno allo 0,1-0,2% in meno».

(Unioneonline)

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