L’ennesimo aumento del costo del gasolio annulla il mini taglio delle accise del Governo Meloni (che durerà ancora per 10 giorni) e fa schizzare alle stelle il prezzo nei distributori. E mette ulteriormente in ginocchio gli autotrasportatori sardi, che «non reggono più la situazione», è il grido d’allarme di Confartigianato Sardegna.

Il costo del gasolio è cresciuto del 18,9% nell’ultimo mese, quello delle navi del 49%, degli aerei addirittura del 127%.

I dati

I numeri elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato danno l’idea dell’emergenza: un mezzo pesante percorre in media 120mila chilometri l’anno, consumando circa 36mila litri di gasolio. Un aumento di 0,25 euro al litro comporta un aggravio di 9mila euro per camion, che diventano 90mila per un flotta di dieci mezzi. Un impatto «difficile da sostenere» per un settore la cui marginalità media resta sotto il 3% del fatturato, «tanto che in molti casi il solo rincaro del carburante basta per azzerare gli utili».

Sardegna doppiamente penalizzata

E la situazione è ancora più insostenibile per la Sardegna, dove operano 1.500 imprese del trasporto merci, con oltre 4mila dipendenti che movimentano l’80% dei beni all’interno dell’Isola. 

«Siamo doppiamente penalizzati - sottolinea il presidente di Confartigianato Sardegna Giacomo Meloni - per il costo del carburante e per quello del trasporto navale. In entrambi i casi, le merci arrivano sulla terraferma gravate del doppio dei costi che si possono trovare in altre zone d’Italia e d’Europa. Situazione che mette in difficoltà imprese e cittadini che sono senza altre soluzioni».

La progressione degli aumenti

Lo studio ricorda anche la progressione degli aumenti; nel 2021 il prezzo del diesel alla pompa era di 1,35 euro al litro. L’anno dopo, con la crisi in Ucraina raggiunse 1,65 euro al litro (+ 22,3%) mentre adesso ha sfondato i 2 euro. Secondo i calcoli dell’associazione, se con il carburante a 1,65 euro per litro i costi operativi gravavano per il 50% sull’operatività del mezzo ora, con il gasolio sopra i 2 euro, l’incidenza supera l’85%.

«Misure urgenti o il settore si ferma»

Per questo si chiedono misure urgenti al Governo: «Disporre l’utilizzo immediato del credito di imposta, derivante dal rimborso della accisa, stanziare adeguate a ristorare le perdite subite, sospendere e differire i versamenti contributivi e fiscali per garantire la liquidità, intervenire sugli speculatori».

Da questa base bisogna partire per «garantire la regolare continuità dei servizi di trasporto», perché in caso contrario il rischio è di «innescare iniziative che portino allo stop dei servizi e a momenti di forte tensione».

«La riduzione delle accise sui carburanti – osserva Giacomo Meloni – ha avuto effetti positivi solo per pochi giorni ma ora i nostri autotrasportatori sono nuovamente nel panico e alle prese con l’annullamento totale dei margini di guadagno. La speculazione l’ha fatta da padrona anche questa volta. E la situazione appare, agli occhi di tutti, incontrollata e incontrollabile».

Altro nodo fondamentale: «Il carburante deve essere pagato subito, mentre i corrispettivi dei trasporti vengono incassati mediamente dopo 60-90 giorni, con un conseguente aumento del fabbisogno di liquidità. Di qui la richiesta di misure urgenti sia a livello nazionale sia europeo, sul modello di quelle già autorizzate dall’Unione europea durante la crisi energetica legata al conflitto in Ucraina».

(Unioneonline/L)

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