«La decisione del Parlamento europeo di bocciare nei giorni scorsi la proposta italiana che prevedeva, per le produzioni risicole, una modifica della politica dei dazi ridotti o nulli verso i paesi emergenti che esportano verso l'Ue, in particolare del sud est asiatico, è stata bocciata. Le conseguenze saranno gravissime per il comparto, tra concorrenza sleale e qualità non sicure per i consumatori». L'allarme arriva dal presidente di Confagricoltura Oristano, Tonino Sanna, territorio in cui si concentra il 96% dei 3700 ettari coltivati a riso di tutta la Sardegna.

«La politica italiana - ha spiegato Sanna - ha perso una battaglia su cui doveva muoversi in modo diverso, cercando di costruire alleanze con altri Paesi, poiché gli interessi nazionali erano e sono i più a rischio con una produzione di circa il 50% di tutto il riso dell'Ue, destinato soprattutto agli Stati del centro nord dell'Unione. L'Italia ha inoltre una rete di aziende medie e piccole che fanno fatica a competere con realtà estensive di migliaia di ettari e dove i diritti dei lavoratori sono scarsi o assenti, con una presenza di sfruttamento minorile notevolmente diffusa. A questo si aggiunge poi la modalità di gestione delle colture, dove si utilizzano prodotti agro-sanitari proibiti in Europa da decenni, con conseguenze pericolose per la salute dei consumatori. Ed è proprio su questi due temi che ci attendevamo da Bruxelles un atteggiamento più attento sulle cosiddette clausole di reciprocità (una formula di allineamento sugli standard del rispetto dei diritti sul lavoro e dell'utilizzo dei prodotti agro-sanitari) e di quelle di salvaguardia: oggi fissate a un'attivazione dei dazi su volumi di import superiori al 45% e che noi chiedevamo di ridurre al 20%».

La presa di posizione di Confagricoltura Oristano, in linea con le dichiarazioni del presidente nazionale Massimiliano Giansanti, arriva a pochi mesi dall'accordo Mercosur sulla liberalizzazione degli scambi agroalimentari con buona parte del mercato sudamericano. «Oltre al rischio economico per le nostre aziende e a quello sanitario per i consumatori - ha proseguito il rappresentante dell'organizzazione di categoria - merita un discorso a parte quello ambientale, che potrà seguire all'abbandono dei campi destinati alla risicoltura. Nell'Oristanese le superfici coltivate a riso, zone umide bonificate, si possono lavorare solo con quella varietà vegetale: nessun'altra coltura può essere avviata in sostituzione. Senza il riso si avranno quindi danni alla biodiversità e a tutta la gestione idraulica di migliaia di ettari sottratti, nell'ultimo secolo, all'incuria e al degrado. In queste condizioni - ha concluso Sanna - le prospettive per il nostro comparto, fatto di eccellenze produttive e di un know-how costruito negli anni, rischia di subire un colpo difficile da assorbire e potrà portare a un graduale impoverimento di un settore importante per l'agricoltura sarda e fondamentale per quella Oristanese».

(Unioneonline) 

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