Esiste una distanza che ci mette al riparo dalla deflagrazione di un amore che finisce? “Probabilmente no…”, risponderebbe Luciana Albertini, la protagonista del nuovo romanzo di Romana Petri Distanza di sicurezza (Neri Pozza, 2026, pp 368, anche e-book). Luciana porta ancora inciso nel cuore l’abbandono improvviso di suo marito Vasco. E se di giorno la vita la trascina lontano – la pittura che ormai l’ha resa un’artista conosciuta nel mondo, il fido cane Barabba che consola i suoi smarrimenti, e anche quella lettera alfa che ogni mattina si dipinge sulla fronte per ricordare a sé stessa che è una vincente –, le notti sono infinite e piene di domande, una fra tutte: perché?

Vasco Dos Santos conosce la risposta, ciò che lo ha spinto a chiudere quella relazione che si ostina a non chiamare con il suo nome. Conosce la rabbia, il disagio, il senso di fallimento che gli hanno dato la forza di lasciare Roma e tornare nella sua Lisbona. In quel pantano familiare da cui lei aveva provato, invano, a tirarlo fuori: un padre ingombrante e assente, una sorella sopravvissuta all’inferno, il ricordo di una madre immensa e fragile, la messinscena dei pranzi di famiglia. Conosce il motivo per cui ha voltato le spalle a quella donna stramba, forse troppo talentuosa. Luciana e Vasco sono entrambi sospesi, di fronte a loro un bivio: lasciar andare ciò che è stato e rinascere alla vita come farfalle, o restare imbrigliati nel passato, nel rancore, come eterne crisalidi. Con questo romanzo, Romana Petri ritrova i personaggi di Pranzi di famiglia (Neri Pozza, 2019) e affonda la sua penna nella matrice di tutte le storie: la relazione umana in tutta la sua semplice complessità. E ci restituisce la verità dietro il sogno, la possibilità dietro la fine. A Romana Petri abbiamo chiesto come prima cosa da dove è nata la scelta di riprendere i personaggi conosciuti in Pranzi di famiglia:

“I personaggi decidono sempre loro. Se non hanno finito di raccontare la loro storia ti tirano per la manica e ti chiedono di andare avanti. Hanno una certa autonomia. Non siamo sempre noi a decidere. Ci invogliano. E allora si ricomincia a scrivere quasi di getto. Perché sono terribili, ti danno anche dei tempi. Non sono tutti uguali, c’è chi dice: subito, sbrigati. E altri che invece ti danno tutto il tempo che vuoi. Io credo che chi mi ha tirato la manica più forte di tutti sia stata la Albertini. Spero lo faccia ancora”.

La copertina del libro
La copertina del libro
La copertina del libro

Come sono cambiati Luciana e Vasco rispetto al precedente romanzo?

“Non so se il tempo cambia le persone o se con il tempo le persone si mostrano per quello che sono. Ma sono più per la seconda ipotesi. Credo che nel tempo dell’innamoramento sia naturale scambiarsi bellurie, ci addobbiamo l’uno con l’altro. Poi, tutti questo luccichii si tolgono poco alla volta e la persona eccola com’è veramente. La Albertini, in realtà, è rimasta sè stessa. Ha avuto un grande successo come pittrice ma è sempre lei: Vasco, invece, che di successo non ne ha ma avuto, è diventato rancoroso e ha covato il male puro: l’invidia. In fondo, l’ha abbandonata per guadagnarsi un po’ di protagonismo”.

Cosa rappresenta la famiglia d'origine per Vasco?

“La sua castrazione. Il padre è un uomo venuto dal nulla e che è diventato un personaggio politico, poi un amministratore di società. È sui giornali e in televisione quasi tutti i giorni ed è ricchissimo. Vasco si è raccontato per tutta la vita che lui non era in competizione con il padre perché non facevano lo stesso mestiere. Il padre, poi, lo considera una nullità e non ha mai fatto nulla per nasconderglielo. Gli elargisce sempre qualche spicciolo per andare avanti. Gli piace umiliarlo. Alla fine, si diventa un po’ come gli altri ci vedono. Anche la madre ha influito molto, ma per forza maggiore. Doveva accudire una figlia nata deforme e Vasco si è sentito in competizione anche con lei. Si è considerato il ‘non amato’ fin da bambino. Ma sbagliando, perché sua madre Maria do Ceu l’ha adorato. È per questo che a lui piace nuotare e stare sempre in acqua, per non liberarsi mai del ventre materno”.

Cos'è per i due protagonisti la "distanza di sicurezza"?

“Per Vasco è un modo di nascondersi. In fondo, quando ha lasciato la Albertini, lo ha fatto in un modo molto ambiguo: senza mai darle una vera spiegazione se non: ‘Non sono più felice’ e ‘Non sto più bene nella relazione’. Questo per nascondere la vera ragione che per lui non sarebbe stata lusinghiera e per trovare nel dolore di lei quel protagonismo che rincorre da tempo senza mai raggiungerlo. Per la Albertini è il non detto di Vasco sul quale si arrovella, soprattutto di notte quando il sonno non arriva. Ma per fortuna lei è una grande, geniale artista. E l’arte si sa, sceglie le persone per tormentarle, ma poi, alla fine, le salva.

Il libro di apre con alcuni versi di De Andreade tratti dalla poesia Residuo che, tra l’altro recita: “Se di tutto resta un poco, perché mai non dovrebbe restare un po’ di me?...veramente di tutto resta un poco? Ed è consolante che sia così?

“Il nostro cervello è un grande contenitore, ma ha anche lui i suoi limiti. La vita non fa che riempirlo in continuazione. E lui si è creato anche un bocchettone di uscita oltre a quello di entrata. E così, alla fine, trattiene solo alcuni ricordi, spesso nemmeno i più importanti in apparenza, ma i più importanti nell’inconscio. Credo sia una grande fortuna questo naturale sfoltimento. Se di tutto restasse tutto non troveremmo mai pace. Con il poco, invece, riusciamo a restare a galla”.

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