Da un soggetto rimasto nel cassetto il racconto storico “Memorie di Elena di Gallura”( Taphros editrice). Un progetto maturato lentamente, costruito attorno ai fatti storici, alle lettere papali di Papa Innocenzo III e Papa Onorio III e alle ricostruzioni documentarie del periodo giudicale sardo. Flavio Fara, viaggiatore, appassionato di storia, archeologia e fotografia lo presenta domani, alle 17.00 alla Biblioteca Civica Simpliciana, nell’ambito della rassegna “Primavera con gli autori”.  Alla sua seconda pubblicazione, dopo “Olbia - Storie · Luoghi · Persone. Breve guida” edito nel 2020, il romanzo nasce anche dal desiderio di dare voce a un personaggio della propria terra spesso rimasto in ombra rispetto ad altre figure femminili del Medioevo sardo come Eleonora d'Arborea o Adelasia di Torres.

«Su Elena si è scritto molto meno – osserva – si parla di  un romanzo attribuito a Dionigi Panedda, ma le testimonianze sono poche. Da qui la volontà di restituire vita e profondità a una figura storica legata profondamente a questo territorio».  Non un’eroina romantica idealizzata; nel racconto di Fara, Elena giudicessa di Gallura, prima donna a salire su un trono sardo, resta ancorata alle fonti. «Non sappiamo davvero come fosse fisicamente o caratterialmente – racconta l’autore – ma il lavoro di ricostruzione è sempre stato guidato dal rispetto della storia. Una bambina impaurita, immagino, improvvisamente trascinata nei giochi di potere e contesa tra pretendenti e interessi politici. Da quella fragilità iniziale prende forma una donna capace di interagire con la realtà che la circonda: una ragazza che ama i cavalli, conosce il territorio del Giudicato e affronta un percorso di crescita personale dentro una Sardegna medievale attraversata da tensioni politiche e dinastiche».

L’opera è articolata in tre parti e copre un arco temporale che va dal 1187, poco prima della nascita di Elena, fino al 1224, quando Ubaldo Visconti diventa giudice di Gallura. La narrazione si muove tra i luoghi del giudicato ma arriva fino a Pisa, città profondamente legata alle vicende politiche dell’isola in quel periodo. Accanto alla ricostruzione storica trovano spazio dialoghi immaginati ma coerenti con il contesto dell’epoca, come quelli tra Elena e Diana Visconti, attraverso i quali emergono racconti, relazioni familiari e visioni del potere. Dietro il libro c’è una lunga passione personale per la storia e l’archeologia. «Da piccolo volevo fare l’archeologo -  ricorda l’autore – ma nella vita ho, poi, studiato altro». La scintilla che ha riacceso definitivamente questa passione  nei primi anni Novanta, una visita al Castello della Fava di Posada.

«Non conoscevo nulla di quella storia – prosegue -  Un giorno andai in biblioteca comunale per prendere un libro, da lì iniziai a studiare tutta la storia della Sardegna». Un interesse cresciuto negli anni, approfondito attraverso viaggi, ricerche,  confronti con archeologi e studiosi e approfondimento di antichi sistemi di scrittura come il geroglifico, dall’opera potrebbe nascere anche qualcosa di più ampio: incontri, seminari e momenti di studio dedicati al periodo giudicale, una fase storica che, secondo l’autore, «ha ancora molte zone da esplorare. Saltano fuori continuamente nuovi elementi e ci sono ancora diversi vuoti da colmare». Attesa per il volume, impreziosito da 23 illustrazioni in bianco e nero di Elena Chernaia,  che sarà disponibile nelle librerie e sulle piattaforme online tramite l’editore. E tra i prossimi progetti un saggio sui paesi che ha visitato, a metà tra esperienze vissute e storia vera dei popoli.

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