Poche cose sentiamo nostre come la casa in cui abitiamo, soprattutto se quell’abitazione è di nostra proprietà. La casa è il nostro rifugio, il luogo dove ci sentiamo sovrani, in cui possiamo dettare tempi e regole. Ma cosa può succedere se qualcuno invade proditoriamente il nostro spazio, se ne appropria subdolamente e non mostra alcuna volontà di mollare la presa? È quello che possiamo scoprire leggendo un classico del giallo americano anni Cinquanta, Casa dolce casa (Edizioni le Assassine, 2026, Euro 18, 00, pp. 181. Traduzione di barbara Monteverdi), firmato da Nedra Tyre nel 1953.

Nella classica sonnolenta cittadina americana di provincia, la timida signorina Allison realizza il sogno di una vita indipendente: una casetta tutta per sé, grazie ai soldi ereditati dalla zia di cui si era presa cura a lungo. Pronta ad assaporare la tanto agognata solitudine e libertà, vede ben presto andare in frantumi il suo sogno, quando bussa alla sua porta la signorina Withers, un'intrusa ostinata e manipolatrice, che si insinua come un parassita nella sua esistenza con una dolcezza velenosa e un controllo insidioso. Quello che inizia come un cortese confronto domestico si trasforma in una battaglia di volontà passive-aggressive, dove ogni gesto quotidiano – dal passare il sale a tavola alle discussioni su spezie e routine – diventa arma letale. L’ esito non può essere che fatale per una delle due protagoniste…o per entrambe!

La copertina (Foto Roveda)
La copertina (Foto Roveda)
La copertina (Foto Roveda)

Da queste premesse capiamo come Casa dolce casa sia un dramma psicologico in cui angoscia e claustrofobia vanno di pari passo. La signorina Allison e la signorina Withers tessono entrambe le loro tele come ragni pronti a intrappolare le loro vittime. Si confrontano come due giocatrici di scacchi, desiderose entrambe di dare scacco matto all’avversaria. Anche quando potrebbero - e sarebbe logico e ragionevole farlo - nessuna delle due si sottrae alla lotta e cerca una via di fuga.

Preferiscono entrambe affondare nelle sabbie mobili del sospetto, della prevaricazione, della violenza psichica e fisica. Passo dopo passo, pagina dopo il livello di suspense diventa sempre più alto, quasi insostenibile e il racconto di Nedra Tyre assume la qualità di incubo terribile dal quale non ci si può risvegliare e liberare. Nedra Tyre, maestra del giallo psicologico, tesse, infatti, una suspense soffocante, che rivela abissi di disperazione e rancore sotto la patina delle buone maniere e in cui l’orrore non arriva dall’esterno, ma è seduto accanto… nel salotto buono di casa.

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