Un Matto vero
Caffè Scorretto
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C hi scrive queste righe una sera ebbe il privilegio di mangiare una pizza con Giorgio Bracardi, che è morto ieri a 93 anni. All’epoca ne aveva 84 ed era un signore riservato e assorto. Lo trovammo già seduto – in testa un borsalino, forse per stile o come misura anti-spifferi – e fu imbarazzante: noi, tre sciamannati di mezza età cresciuti nel mito delle sue prodezze surreali, avevamo fatto aspettare il più eversivo, il più sfrenato e imprevedibile fra i purosangue della comicità, oltre che smisurato musicista.
Non avevamo l’età per ricordarlo in radio, quando era Scarpantibus e Max Vinella. Però lo ricordavamo in tivù, altroché. D’altra parte ai tempi della scuola aspettavamo con ansia che una compagna (o magari una prof) saltasse una lezione per poi, il giorno dopo, chiederle in coro: “Epperché non sei venutta? Tin !”. E in tanti, euforizzati dalla bella età, abbiamo terrorizzato familiari e interi condomini strillando a squarciagola “Pattroclooooo….”. La pizzata fu un po’ impacciata. Lui forse era più abituato al grande pubblico che a tre astanti adoranti. Poi però all’amaro fece quella sua mossetta con le dita adunche, disse “Uè!”. E fu subito Catenacci, fu subito “In galera!”. Se il tempo sarà sereno, per qualche notte tenderemo l’orecchio alle nuvole per sentire se lassù qualcuno urla: “Li péguri...”. Un Matto vero in un paese di piccoli snob. Grazie, Maestro.
