P rima di scrivere le poche righe che seguono mi sono premurato di conseguire il patentino di antifascista. Me lo ha dato, dopo un accurato esame del mio dna politico, il sinedrio progressista composto di immacolati democratici tra cui Schlein, Bonelli, Fratoianni e Conte Giuseppe. In seconda fila, ma con ambizioni di carriera, anche Ilaria Salis. Tutti pluripatentati. Essì, i patentini si stanno moltiplicando. Chi ne è sprovvisto non può inserirsi nel circolo virtuoso e operativo della società italiana. Tutti i patentini per essere validi devono avere il marchio progressista. Come quello «pro-Pal», ultimo della serie, indispensabile per candidarsi alle elezioni primarie milanesi della sinistra. Lo hanno deciso a maggioranza i coltivatori del campo extralarge della capitale lombarda. Che con sospetta puntigliosità precisano: siamo contro Israele, non contro gli ebrei. Sarà: ma coloro che dicono d’essere anti israeliani sono antisemiti che si coprono le pudenda con una foglia di fico. Sono gli stessi che fingono di dimenticare che tre anni fa, il 7 ottobre 2023, i palestinesi di Hamas commisero un eccidio bestiale innescando una reazione a catena che produce ancora effetti disastrosi di distruzione e morte. Sappiamo che i pro-Pal condanneranno al rogo le nostre idee. Ma noi esibiremo come salvacondotto il nostro patentino antifascista. Altrimenti a che serve?

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