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O re di attesa prima di stendersi su un lettino di un reparto ospedaliero? Acqua passata. L’odissea nei pronto soccorso sardi per essere ricoverati è finita, perché il reparto manco ce lo fanno vedere. Un'efficienza da far girare la testa, che è poi uno dei motivi per cui si finisce lì.
Ora c’è il magico mondo della “saletta attigua”: il deposito dove si stoccano - si ammassano - i pazienti in fase acuta dopo attese-monstre per il triage. L'idea era geniale: non sei grave ma comunque stai male, allora ti rimettono in sesto e via a casa. In realtà, però, si applica la regola dell’ospite che puzza, infatti in 24 ore ci si ritrova per strada con le ciabatte di un altro, la dentiera di un terzo e zero assistenza ad aspettarti. Perché questa foga nel rovesciare i letti da sosta breve? Semplice, nei reparti il posto non c’è più. Come l’assessore regionale alla Sanità.
Colpa di medici e infermieri? Macché, i sopravvissuti in camice fanno i salti mortali: impeccabili, umani e pure veloci. Loro malgrado, lavorano al servizio di un sistema programmato per trasformare chi sta male in un perfetto paziente-cannone da sparare oltre il cancello. Una figura da circo, non a caso, ma con l’insegna “Sanità pubblica sarda”.
