La voce di Najmeh
Caffè Scorretto
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H o visto sulle prime pagine dei quotidiani di giovedì scorso e su quelle di alcuni settimanali l’immagine di una madonna. Si chiama Najmeh Amini, è iraniana, ha 23 anni. Il suo volto è quello che i pittori del sacro hanno attribuito alla madre di Gesù trasfigurandolo, a seconda delle circostanze rappresentate, in espressioni di letizia, dolore, beatitudine, sofferenza. Volto intoccabile per non alterarne la purezza. Intorno al collo su cui quel viso fiorisce mani di carnefice stringeranno un cappio e sotto i piedi si aprirà una botola. Quella madonna sarà impiccata. È stata condannata a morte. Per blasfemia o più precisamente per «insulto al Profeta»: ennesima vittima di una teocrazia che tortura e uccide nel nome di Allah. Najmeh è stata incarcerata dalla polizia morale degli ayatollah, per un suo post ritenuto sacrilego. Processo a porte chiuse, avvocati solo di regime. La sentenza non è definitiva, l’ultima parola spetta alla Corte suprema. Dalla prigione Najmeh ha fatto trapelare un appello: «Sono una ragazza con sogni e speranze. Qualcuno ascolti la mia voce». Silenzio assoluto. Le femministe dure e pure della sinistra internazionale si sono ammutolite. Ma lo sanno che nel 2025 in Iran sono state impiccate 49 madonne, una alla settimana? E quest’anno, finora, 22? Sì, lo sanno. Però tacciono perché sono politicamente molto corrette. Troppo corrette.
