L’ultimo condono
Caffè Scorretto
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L ’hanno giurato in tanti: sarà l’ultimo. Ma di che? Non del condono fiscale, ovvero delle sanatorie, di cui si è fatto uso e abuso, che premiano i cattivi pagatori e puniscono gli onesti che portano miliardi alla pubblica cassa sempre più scassata. Si tratta pur sempre di una goccia nel mare magnum del debito pubblico: 3.139 miliardi con un rapporto debito/Pil del 137 per cento. Per capire, il debito accumulato è superiore a tutto ciò che il Paese produce. Solo la Grecia sta peggio di noi ma si dice ancora per poco. All’appello mancano gli insensibili anche alle offerte saldo e stralcio, gli evasori incalliti che imboscano tra i 90 e i 100 miliardi all’anno; una storia di cui non se ne viene a capo non perché sia impossibile ma perché non si fa niente per renderla possibile, spremendo le 190 banche dati attraverso le quali il Fisco può controllare 43,3 milioni di contribuenti. Si conosce tutto di tutti ma si brancola nel buio sull’evasione: assurdo. Infine l’80 per cento dei contribuenti paga il 35 per cento dell’Irpef, il restante 20 si accolla il 65 per cento. Tra questi quasi un terzo è pagato da chi guadagna tra i 3 e i 4 mila euro al mese, persone considerate dallo Stato “ricche” che è pur vero ma in un Paese aggrappato alla Caritas. La realtà indica un Paese in affanno anche perché il buon Samaritano di economia non ha mai capito un’acca.
