L ’italiano, inteso come lingua, si è sdoppiato. Il suo doppio è l’e-taliano, da leggersi secondo l’inglese elettronico; quindi: i-taliano. Alla maniera di e-mail, e-book eccetera. Senza rendercene conto parliamo, ma ancor più scriviamo, in due lingue, entrambe italiane. Che sono uguali nella sostanza e diverse nell’apparenza. L’e-taliano è un innesto anglo digitale «impiantato sul tronco secolare della lingua di Dante; compatto, vivace, calibrato per una circolazione istantanea»: come ci spiega il linguista Giuseppe Antonelli, che nel 2012 coniò questo neologismo. Niente maiuscole, tre puntini, due emoji: ecco l’e-taliano perfetto. Le sue caratteristiche più evidenti sono l’informalità, la brevità, la frammentarietà, la riduzione dei tempi verbali al solo indicativo. Facile anche per i meno colti, invogliati perciò a scrivere. Ne è scaturito un fenomeno paradossale e, eccessi a parte, positivo: l’inaspettata rivitalizzazione della parola scritta, che molti davano per moribonda. Mai si è scritto tanto come oggi. Secondo l’Antonelli sta per abbattersi sulla nostra lingua anche l’IAtaliano ossia la lingua delle intelligenze artificiali generative. Che, sottraendosi al nostro controllo, si alimentano di linguaggio per generare altro linguaggio: più veloce, più tecnico, certamente meno caldo e meno emozionale. Che padre Dante ce la mandi buona. La nuova lingua.

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