N el silenzio del 41 bis l’anarchico Alfredo Cospito attende di sapere se potrà avere tre libri (“Ghost Story”, “L’incubo di Hill House” e un saggio sulle eresie) e un cd delle Lambrini Girls. Il giudice di sorveglianza di Sassari ha dato l’ok da un mese ma bisogna aspettare la Cassazione: il ministero si è opposto. Le obiezioni all’idea che un uomo ridotto a un fantasma legga storie di fantasmi sono interessanti: se anche gli altri detenuti volessero libri e cd finiremmo i soldi (e dai, che pagavamo Delmastro come sottosegretario), i brani di “Who Let the Dogs Out” sono «espliciti e provocatori, un manifesto contro il sistema, il patriarcato e le ingiustizie sociali» (a parte che vien voglia di comprarlo subito, che cosa temono? Che il detenuto ascoltandolo diventi anarchico?), i testi possono celare messaggi in codice (notevole lungimiranza criminale, “Ghost Story” fu scritto quando Cospito aveva 12 anni). Il Pm Isgrò, si sa, disse che si doveva impedire al cervello di Gramsci di funzionare per vent’anni. Ma poi Gramsci in cella ebbe libri e riviste. Certo, fu un martire e un gigante del pensiero mentre Cospito è un eversore violento ed è dentro per attentati. Ma i diritti non sono un premio e il carcere non è vendetta, neanche quello duro. La Repubblica non dovrebbe trattare i suoi detenuti peggio di come il fascismo trattò Gramsci.

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