I ragazzi di oggi sono rispetto a quelli delle generazioni precedenti più alti, più forti, più belli. Il benessere economico e sociale raggiunto dai padri e dai nonni sta ricadendo sui figli e sui nipoti. E poiché, come affermavano assertivamente i nostri antenati latini, in un corpo sano è sana la mente, a scuola sono più bravi di quanto lo fossimo noi. C’è chi ne dubita, eppure questo risulta dagli esiti degli esami di maturità e di diploma di luglio. I dati sono rivelatori di un fenomeno in crescita: i nostri giovani, stando ai numeri, sono sempre più preparati e studiosi. Quest’anno hanno raggiunto il picco del 99,8 per cento di promossi; e il 100 e lode lo hanno ottenuto oltre 14.000 candidati: due record. Un miraggio per i loro genitori, un’utopia per i loro nonni. C’è chi sostiene che gli esami di allora fossero molto più impegnativi e gli esaminatori molto più esigenti. C’è quindi da domandarsi se fosse più formativo il titolo di studio acquisito nella scuola severa di allora o quello conseguito con minore sforzo in quella indulgente di oggi. Credo che debbano ritenersi ugualmente formativi, ognuno adatto alle esigenze della società del momento. I nostri ragazzi sono forse meno colti dei loro padri e nonni, ma è più vasto il loro orizzonte sul futuro. Più pronti e più adatti a inserirsi in un mondo, reale e virtuale, che appartiene più a loro che a noi.

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