B uoncammino, un dopopranzo di primavera – però grigia, fredda e piovigginosa. Sotto la vecchia prigione si ferma un autobus. Da una qualche distanza lo raggiunge al trotto una signora. “Riuscirà a prenderlo?”, si chiede con blando interesse un automobilista fermo dietro il bus. E altrettanto blandamente si domanda se azionare il tergicristallo, mentre alle sue spalle si forma una breve coda di auto. La signora ce la fa, apparentemente: sparisce dietro la fiancata mentre il mezzo è ancora in sosta. Poi però riappare: non è salita a bordo e anzi ora fa la strada al contrario, sempre al trotto. “Avrà sbagliato bus”, ipotizza blandamente l’automobilista. Intanto però il mezzo non riparte: resta alla fermata, con il motore che ronfa. La coda di auto si allunga un altro po’. Qualche istante e riecco la signora. Va di nuovo verso l’autobus, ma stavolta non trotta: tiene a braccetto una signora avanti con l’età e procedono a passo lento. Incerto quello dell’anziana, paziente quello dell’altra. Poi salgono a bordo. “Perciò – deduce Marlon Blando – è andata a chiedere all’autista di aspettarle, poi è tornata indietro a prendere la mamma, o la zia o quel che è”. La cosa carina è che il conducente le ha aspettate. Quella davvero simpatica e civile è che dalle auto in fila non si è levato un solo colpo di clacson. C’è ancora speranza. Blanda, ma c’è.

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