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Football americano

I Redskins e la svolta contro il razzismo: il cambio di nome dopo 87 anni

La squadra ha ascoltato le richieste degli sponsor preoccupati dopo le proteste legate alla morte di Floyd
(foto da google)
(foto da google)

I Redskins, blasonata squadra di football Usa, ritirano ufficialmente dopo 87 anni un nome da tempo considerato un'offesa razzista nei confronti dei nativi americani ma che Donald Trump ha continuato a difendere sino ai giorni scorsi, bollando il cambio come una capitolazione al "politicamente corretto".

Il team ha ceduto alle proteste per la giustizia razziale seguite all'uccisione dell'afroamericano George Floyd, nonché alle pressioni di sponsor e azionisti, che avevano minacciato di cancellare i loro contributi e il loro logo se non fosse stato cambiato il nome "Pellirossa".

Su tutti Fedex, che ha un contratto da 205 milioni di dollari sino al 2025 e il cui ceo Fred Smith ha una quota nella società. E poi anche Pepsi e Bank of America avevano incoraggiato la svolta, mentre giganti come Nike, Amazon, Walmart, Target e Dick's avevano rimosso tutta la merce legata ai Redskins.

Dopo aver avviato un esame della vicenda, oggi il team ha annunciato il ritiro del nome e del logo, che raffigura la faccia rossa di un indiano con le piume sui capelli. Quelli nuovi saranno pronti per la prossima stagione. Il proprietario Dan Snyder e il coach Ron Rivera stanno lavorando insieme "per sviluppare un nuovo nome e un approccio progettuale che rafforzerà la posizione della nostra franchigia orgogliosa e ricca di storia e ispirerà i nostri sponsor, i nostri fan e la nostra comunità per i prossimi 10 anni", spiega la società. Intanto sui social è già partito il totonome e la star afroamericana dell'Nba Kevin Durant ha già avanzato la sua proposta: "Red Wolves", "Lupi rossi".

(Unioneonline/v.l.)

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