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"Il giardino dei ciliegi", regia di Alessandro Serra, in prima nazionale a Cagliari

Il lavoro del regista premio Ubu 2017 per Macbettu inaugura il cartellone della grande prosa firmata Cedac
un anteprima dell allestimento (foto cedac)
Un'anteprima dell'allestimento (foto Cedac)

Un capolavoro di Anton Cechov apre il cartellone de "La Grande Prosa" del Cedac: debutta in prima nazionale questa sera, sabato 9 novembre, alle 20.30 al Teatro Massimo di Cagliari "Il giardino dei ciliegi" con la regia di Alessandro Serra in replica fino al 16 novembre.

Uno spettacolo immaginifico e poetico che racconta la fine di un mondo e la distruzione della bellezza.

Sotto i riflettori, Arianna Aloi, Andrea Bartolomeo, Leonardo Capuano, Marta Cortellazzo Wiel, Massimiliano Donato, Chiara Michelini, Felice Montervino, Fabio Monti, Massimiliano Poli, Valentina Sperlì, Bruno Stori, Petra Valentini interpretano i protagonisti di una silenziosa tragedia, simboleggiata dal taglio degli alberi secolari in nome del progresso e del profitto.

Le passioni che ardono sotto la superficie affiorano a tratti, a volte con violenza, pur nel clima di una disperata rassegnazione con l'allegria stonata di chi sorride di fronte alla catastrofe. Fantasticherie e progetti, desideri e sogni s'infrangono davanti all'inevitabile: la proprietà sarà venduta all'asta. L'incantesimo si spezza, con la coscienza dolorosa che qualcosa sia finito per sempre.

"Il giardino dei ciliegi si apre e si chiude in una stanza speciale, ancora oggi chiamata stanza dei bambini - ricorda Alessandro Serra - Tra poco arriveranno i padroni, hanno viaggiato molto, vissuto e dissipato la loro vita. Bambini invecchiati che tornano a casa. Tuttavia il sentimento che pervade l'opera non ha a che fare con la nostalgia o i rimpianti ma con qualcosa di indissolubilmente legato all'infanzia".

Il regista, già autore del fortunato "Macbettu" premio Ubu nel 2017, mette in scena, come in un gioco di magia, una partitura per anime in cui i dialoghi sono monologhi interiori che si intrecciano e si attraversano.

Un unico respiro, un'unica voce. Non vi è alcun tono elegiaco, è vita vera distillata: si dice, si agisce.

L.P.

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