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il regista

Ancora guai per Polanski, una donna lo accusa: "Mi ha picchiato e violentato"

La presunta vittima all'epoca aveva appena 18 anni: "Mi riempì di botte fino a quando non opposi più resistenza, poi mi violentò facendomi subire di tutto"
polanski contestato da un esponente delle femen a parigi (archivio l unione sarda)
Polanski contestato da un'esponente delle Femen a Parigi (Archivio L'Unione Sarda)

Roman Polanski di nuovo nel mirino per una presunta violenza sessuale.

Il regista 86enne, condannato nel 1977 per abusi su minore negli Stati Uniti, Paese nel quale non può tuttora rientrare, è stato accusato da una donna, Valentine Monnier, sulle pagine di Le Parisien.

Aveva appena 18 anni, questo il suo racconto, quando lui la stuprò "con estrema violenza".

"Nel 1975 - ha scritto - fui violentata da Roman Polanski. Non avevo alcun legame con lui, né personale, né professionale e lo conoscevo appena. Fu di estrema violenza, dopo una discesa in sci, nel suo chalet a Gstaad, in Svizzera. Mi colpì, mi riempì di botte fino a quando non opposi più resistenza, poi mi violentò facendomi subire di tutto. Avevo appena 18 anni".

Valentine all'epoca aveva appena preso la maturità e decise di andare a festeggiare in montagna con amici, ospiti di Polanski. Il regista, racconta, le chiese molto chiaramente se volesse fare sesso con lui durante una risalita in seggiovia. Lei rispose di no, poi la sera cenò con lui in un ristorante dal quale si sarebbe tornati scendendo lungo la pista con le fiaccole.

Nello chalet, Polanski la chiamò e quando lei uscì sul pianerottolo cominciò la sua furia. Botte, colpi, una pillola che le fece ingoiare prima di violentarla: "Ero totalmente sotto shock, pesavo 50 chili, Polanski era piccolo, ma muscoloso e, a 42 anni, nel pieno delle forze: ebbe la meglio in due minuti. Mi dissi: ma è Roman Polanski, non può rischiare che si venga a sapere, quindi mi dovrà uccidere".

Il regista poi si scusò in lacrime e le chiese di non dire nulla.

A spingerla a uscire allo scoperto, 44 anni dopo, è stato l'ultimo lavoro di Polanski, "J'accuse", in cui mette in scena l'errore giudiziario per antonomasia, la storia del capitano Alfred Dreyfus: "È sostenibile, con il pretesto di un film, nascondendosi dietro la Storia, sentir dire J'accuse da colui che ti ha marchiato a fuoco, mentre a te è vietato, a te vittima, di accusarlo?".

"Il ritardo di reazione non significa che si è dimenticato - dice - lo stupro è una bomba a orologeria. La memoria non si cancella, diventa fantasma e ti insegue, ti cambia insidiosamente. Il corpo finisce spesso per risentire di quello che la mente ha tenuto in disparte, fino a quando l'età o un avvenimento ti rimette di fronte al ricordo traumatico".

(Unioneonline/D)

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