SPETTACOLI

L'INTERVISTA

Cesare Cadeo, l'ultimo gentleman della tv: "In un mondo di Robocop, rimpiango Mike e Corrado"

È stato uno dei volti più familiari del piccolo schermo. Oggi si dedica ad altro, perché "il mondo della televisione non è più quello di una volta"
cesare cadeo (dal suo sito web)
Cesare Cadeo (dal suo sito web)

Negli anni Ottanta e Novanta era uno dei volti più familiari della televisione. Ha lavorato in Mediaset e - meno - in Rai. Ha condotto programmi sportivi, telequiz, talk show. E ha prestato il suo viso a decine di televendite. Per non farsi mancare nulla, è anche giornalista, scrittore, autore, e ha fatto anche politica attiva, nella sua Milano, dov'è nato 72 anni fa, assessore provinciale per il centrodestra.

Lui è Cesare Cadeo, "animale" del piccolo schermo vecchio stampo, quello in via d'estinzione e di cui, nella tv urlata e social di oggi, spesso si sente molto la mancanza. Che fine ha fatto?

Lo chiediamo direttamente a lui.

Che fine ha fatto Cesare Cadeo?

"Vive e lavora lontano dagli schermi. Ma continua ad avere idee e a provare a realizzarle".

L'ultima?

"Uno spettacolo teatrale, dal titolo 'Il venditore di sogni', di cui sono autore assieme a Franco Fiume e Tonino Scala".

Di cosa parla?

"Il venditore di sogni è come il venditore di palloncini, quello che, quand'ero ragazzo si metteva all’angolo della strada. Comprare quei palloncini, per me e tanti bimbi che oggi sono diventati grandi, era un inno alla vita. Ora che gli anni sono passati, ho provato a far rivivere quelle emozioni, sostituendo però i palloncini con le canzoni d'amore. E così è nato lo spettacolo".

Tappe in Sardegna?

"Non ancora, ma se mi invitano...".

Agli esordi in Mediaset
Agli esordi in Mediaset

Oltre al teatro?

"Ho appena terminato un libro di poesie d'amore, che sarà pubblicato dalla Fondazione Cariplo".

Insomma, si dà ancora molto da fare...

"Diciamo che cerco di recuperare il tempo perso negli anni di duro lavoro in televisione".

Per quanto tempo ha lavorato in Mediaset?

"Quarant'anni".

Non le manca il piccolo schermo?

"Mi piacerebbe realizzare ancora qualcosa, ma credo che ormai la televisione sia diventata qualcosa di troppo diverso da come la intendo io".

Con Miriana Trevisan nel 1996 (Ansa)
Con Miriana Trevisan nel 1996 (Ansa)

In che cosa è cambiata?

"Sono cambiati i toni e il rapporto tra conduttori e spettatori. Prima c'erano garbo, sensibilità, cura, attenzione. Oggi invece si cerca il confronto a tutti i costi. Un confronto che troppo spesso diventa scontro e violenza verbale. Quella non è la mia tv. Io sono nato con Mike Bongiorno, Corrado, Sandra e Raimondo. E ciascuno, come si dice, è figlio del suo tempo...".

Non salva nessuno? Cosa le piace guardare?

"Gli show che riescono a parlare ancora di buoni sentimenti, come quelli di Maria De Filippi, che apprezzo molto. O quelli condotti da professionisti dai modi garbati, come Gerry Scotti. Purtroppo, sono sempre più rari".

Con Alberto Sordi
Con Alberto Sordi

Lei ha fatto innumerevoli televendite. Di recente Giorgio Mastrota ha detto: "Per continuare a farle, ho rinunciato a fare i reality", rivendicando la dignità del televenditore. È d'accordo?

"Assolutamente sì. Si pensa che fare il televenditore sia qualcosa di riduttivo, di serie B. Invece vendere è un'arte. Ci vuole bravura, conoscenza del prodotto. E, soprattutto, credibilità".

Le faceva anche il grande Mike oltretutto...

"E sa cosa mi disse una volta proprio lui? 'Se devi vendere un prodotto, vai a farti un giro nella fabbrica dove lo producono. Così potrai parlarne meglio e vedere da vicino chi lo produce e se è di qualità".

Ha seguito il consiglio?

"Sì. E quando proponevo un prodotto pensavo che io ero solo l'ultimo anello di una catena, che partiva dagli operai che lo producevano e dall'imprenditore che ci metteva i soldi e la faccia. Una grande responsabilità. Per questo ho anche saputo dire no...".

In che senso?

"Nel senso che ho rifiutato importanti contratti perché il prodotto non mi convinceva. Insomma, il televenditore non è un imbonitore, come purtroppo si pensa".

E di chi è la colpa?

"Di una certa parte del mondo degli intellettuali, che ha sempre trattato con disdoro chi lavora nel settore commerciale".

Alla conduzione di Record nel 1981, con i Gatti di vicolo Miracoli
Alla conduzione di Record nel 1981, con i Gatti di vicolo Miracoli

Parliamo di politica. Come vede la situazione attuale?

"Anche in questo caso i tempi sono molto cambiati. Oggi si tende a considerare gli avversari politici come dei nemici. E il risultato è che provvedimenti giusti non vengono adottati solo perché arrivano dallo schieramento opposto. Un tempo era diverso. Io stesso, quando ho fatto politica, ho sempre cercato di ascoltare tutte le posizioni, anche quelle più lontane dalle mie".

Il governo come lo vede?

"Mi sembra che agiscano troppo alla Robocop. Stile: 'Voi pensate a essere felici, ci occupiamo noi di tutto'. Questo a volte fa venire meno il confronto. Non sono mai stato per il pensiero unico e mainstream'.

Lei ha lavorato anni al fianco di Silvio Berlusconi...

"Con lui ho vissuto anni professionali indimenticabili. Credo sia un genio. Alcune cose le ha sbagliate, certo, ma la colpa è anche di chi gli stava vicino. In politica estera, poi, che è l'argomento del giorno, credo che abbia fatto grandi cose".

A Milanello, con Berlusconi, Braida e Galliani, nel 1986 (Ansa)
A Milanello, con Berlusconi, Braida e Galliani, nel 1986 (Ansa)

Usa i social network?

"Solo Facebook. E solo se ho idee o cose da comunicare. Se no evito di postare per il mero gusto di scrivere qualcosa, qualunque cosa".

Quali personaggi mancano oggi al mondo dello spettacolo?

"Due su tutti: Mike e Corrado. Inimitabili, assieme a Pippo Baudo. Sono contento che sia stato chiamato per Sanremo".

Nella querelle tra Baglioni e Salvini sui migranti, a chi dà ragione?

"Se fossi stato in Baglioni non avrei preso una posizione così netta. Forse ha risposto alla leggera a una domanda maliziosa. Io in tanti anni non ho mai rivelato nulla su come la pensassi. Nemmeno che sono milanista".

Lo sport è un'altra sua grande passione, al pari del giornalismo. Un personaggio che ricorda con piacere?

"Maurizio Mosca. Siamo abituati a ricordarlo mentre si lasciava trascinare in tv. Ma era molto competente. E una penna sopraffina: quando Rivera ha detto addio al calcio, l'articolo più bello tra quelli scritti è stato il suo sulla Gazzetta".

Nel 2015, ai funerali di Elio Fiorucci (Ansa)
Nel 2015, ai funerali di Elio Fiorucci (Ansa)

Il suo rapporto con la Sardegna?

"È legata ad alcune tra le estati più belle della mia vita. L'ho girata tutta. E dei sardi ho presto imparato ad apprezzare l'indipendenza, la schiettezza e la testardaggine. E poi c'è il mio cognome..."

Il suo cognome?

"Sì, Cadeo. Molte volte mi hanno chiesto : ma è sardo? E io ho risposto: No, mi manca una "d". Ma se lo fossi, ne sarei onorato".

Luigi Barnaba Frigoli

(Unioneonline)

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