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Covid-19, quanto uccide e qual è il contagio reale?

Forse in Italia 8 milioni di casi
il virus al microscopio (archivio us)
Il virus al microscopio (Archivio Us)

Quali sono i numeri reali del contagio? E quanto uccide davvero il coronavirus? Dopo lo choc iniziale sono queste le due domande che più di tutte tormentano gli scienziati e i governi. Perché dalle risposte che arriveranno dipende la gestione futura di un'emergenza che ha colto tutti impreparati creando confusione, panico e caos. Attualmente una stima ritenuta credibile da molti scienziati è che in Italia potrebbero essere stati già infettati dal Sars Cov-2 fra i 6 e gli 8 milioni di persone. Il che significherebbe ridimensionare di molto anche l'indice di letalità, che a quel punto non sarebbe superiore allo 0,3 per cento, cioè circa 10-20 volte quello dell'influenza stagionale che fa ogni anno 8.000 morti.

CONTAGIO E MORTALITÀ REALI Sia chiaro: per avere dei dati certi serviranno screening seriologici a tappeto e almeno un anno di tempo. Ma intanto una stima sul numero totale di contagi si può ricavare in modo semplice ed empirico dai tamponi già effettuati, che hanno ormai superato il milione (un milione e 117.404 al 15 aprile) e rappresentano dunque un campione sufficientemente attendibile. Ebbene, grazie a questo calcolo emerge che il tasso di positività registrato nel nostro Paese, cioè le persone risultate infette dal Covid-19 fra tutte quelle sottoposte ai test, è attualmente del 14,7 per cento. Una percentuale che se rapportata alla popolazione italiana - circa 60 milioni di abitanti - restituisce un risultato superiore agli 8 milioni, per l'esattezza 8.820.000. Certo, si tratta di un dato condizionato da troppe variabili, ad iniziare dal fatto che i test non sono stati eseguiti secondo criteri univoci e in molte Regioni, per settimane, sono stati limitati solo ai cosiddetti sintomatici o plurisintomatici. Non è un caso infatti che la percentuale più alta di positività, il 28 per cento, si registri in Lombardia, che oltre a essere la Regione più colpita è anche una di quelle che ha effettuato meno tamponi rispetto al numero di abitanti, mentre una di quelle più basse (solo il 6.7 per cento) si registra a sorpresa in Veneto, dove il governatore Zaia ha cambiato rotta molto in fretta ordinando tamponi a tappeto e facendone quanti i lombardi, che sono però più del doppio. Ma che una percentuale di contagi fra il 10 e il 15 per cento non sia molto lontana dalla realtà sembra trovare conferma anche dalle prime ricerche epidemiologiche a largo raggio, come quella svolta dalla Clinica di Malattie Infettive dell'ospedale San Martino di Genova su un campione di soggetti non sintomatici. «I dati che ho visto sono impressionanti - ha spiegato a La Repubblica il direttore, il professor Matteo Bassetti -. Su alcune migliaia di test sierologici eseguiti su persone non sintomatiche tra Liguria e Lombardia, la percentuale di positivi al Covid 19 è molto più alta di quella che pensassi. Siamo oltre il 10 per cento, diciamo verso il 15 e alcuni segnali mi fanno pensare a percentuali anche maggiori». Uno studio degli epidemiologi dell'Imperial College di Londra invece stimava che al 28 marzo già il 9,8% della popolazione italiana fosse rimasta infettata, quindi 5,9 milioni di persone. Mentre a Robbio, comune della provincia di Pavia, tutti i seimila abitanti sono stati testati per vedere in quanti hanno sviluppato anticorpi per il Covid 19 e anche in questo caso il risultato sembra confermare le percentuali già viste: circa il 10 per cento della popolazione è venuto a contatto col coronavirus.

LA SITUAZIONE IN SARDEGNA E la Sardegna come è messa? Analizzando i dati relativi ai tamponi, gli unici su cui si possano fare delle stime non essendoci nella nostra Regione alcuna indagine epidemiologica in corso, al 15 aprile il quadro era di 1.161 positivi su 12.395 test, dunque il 9,3 per cento. In proporzione ciò significa che i contagi reali nella nostra Regione potrebbero essere superiori ai 150.000, con un indice di mortalità che crollerebbe allo 0,03 per cento. Ipotesi da prendere assolutamente con le molle ma che confermano la necessità e l'urgenza di chiarire al più presto quale sia la reale diffusione del virus. E questo perché, anche se nessuno ha il coraggio di dirlo ad alta voce, tutti - governo e scienziati - sperano che si sia raggiunta una sufficiente immunità di gregge, che resta l'unica reale soluzione al problema in assenza di un vaccino.

I DATI A seguire ecco le percentuali di positività sui tamponi effettuati al 15 aprile Regione per Regione.

Lombardia 28% Emilia Romagna 19,8% Piemonte 24% Veneto 6,7% Toscana 8,8% Liguria 23% Marche 18,1% Lazio 6,9% Campania 9,6% Trento 16,4% Puglia 9,2% Friuli V.G. 7,5% Sicilia 6,3% Abruzzo 10,1% Bolzano 8,7% Umbria 6,5% Sardegna 9,3% Calabria 4,9% Valle d'Aosta 24,6% Basilicata 6,3% Molise 9,2%

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