SALUTE

Malaria e talassemia riducono il contagio? "Poche conferme"

Giorgio La Nasa, ematologo, docente dell'ateneo cagliaritano, ritiene non ci sia alcuna correlazione
giorgio la nasa (l unione sarda ungari)
Giorgio La Nasa (L'Unione Sarda - Ungari)

«La talassemia o la malaria credo abbiano avuto una parte nel mantenere quelle zone quasi intatte rispetto a un attacco così forte e feroce come quello del virus di queste settimane».

Parole di Sergio Venturi, commissario ad acta per l'emergenza coronavirus dell'Emilia Romagna, che nei giorni scorsi ha commentato i numeri, bassissimi, registrati nel Ferrarese. Non solo, Venturi ha aggiunto: «A mio avviso è necessario porre sotto la lente d'ingrandimento quanto sta avvenendo nella zona perché potrebbe essere utile per altri cittadini». Chiaro che l'osservazione del medico ha fatto accendere i radar in Sardegna, la malaria e la talassemia hanno segnato la storia e il Dna dei sardi.

Non c'è correlazione - Giorgio La Nasa, ematologo, docente dell'ateneo cagliaritano, taglia corto: «Sono parole prive di fondamento, non c'è alcuna correlazione». E spiega, con un avvertimento: «Non risulta ci siano dati scientifici a suffragare la tesi, parliamo di ipotesi surreali. È un azzardo rischioso parlare di queste cose in un momento come quello che stiamo vivendo. Credo sia il caso di attenersi alla realtà e a quanto la comunità scientifica sta facendo per limitare le conseguenze della pandemia».

Emanuele Angelucci, direttore della clinica di ematologia del San Martino di Genova, e trascorsi al microcitemico di Cagliari, va anche oltre: «Mi sembra una sparata, non ci sono basi che possano reggerla».

Un'idea su cui lavorare - «Al momento non c'è nulla di provato. È solo un'idea». Marco Contoli, docente di Malattie dell'apparato respiratorio alla facoltà di Medicina dell'università di Ferrara, mette le mani avanti. Ma non chiude all'ipotesi del collega. Precisando: «Sulla malaria ci andrei più cauto, il tipo di malattia è molto distante. Semmai ci sarebbe da effettuare degli studi sugli effetti della vaccinazione antitubercolare, che nell'area del Ferrarese è piuttosto alta».

Restrizioni fondamentali - Contoli, però, ammette l'importanza fondamentale del contenimento in questo bilancio rassicurante del primo mese di coronavirus: «Qui si è chiuso tutto subito. Università, scuole, centri di aggregazione, la stessa squadra di calcio in Serie A non ha giocato le partite, insomma le misure ci hanno consentito di arginare l'epidemia. Se limitiamo i contatti limitiamo il diffondersi della malattia». Puntualizza: «Venturi non collegava la malaria alla bassa incidenza, ma faceva l'esempio di una malattia infettiva. Queste condizioni sono l'alterazione dell'emoglobina e dei globuli rossi, cioè la microcitemia e la talassemia. Quindi, il parere di Venturi è una ipotesi su come una condizione genetica o una condizione patologica possa rendere l'individuo più resistente ai determinati tipi di infezione».

La campagna australiana - Il professor Contoli è attento a quanto sta succedendo nel mondo e, soprattutto, alle risposte che molti Paesi stanno trovando alla diffusione del Covid-19: «In Australia hanno avviato una campagna di vaccinazione antitubercolare a migliaia di medici, infermieri e operatori sanitari, per testare l'efficacia del vaccino contro il coronavirus. A mio avviso, infatti, un altro fattore da studiare è la possibile esposizione pregressa a tubercolosi».

Vaccino antitubercolosi - Aggiunge ancora Contoli: «Il New York Times due giorni fa ha pubblicato un articolo che parla del vaccino per la tubercolosi, spiegando che in Europa lo si sta testando contro il coronavirus».

Si legge sul Nyt: «Il vaccino Bacillus Calmette-Guerin, per gli scienziati, fa molto più che prevenire la tubercolosi. Il vaccino riduce drasticamente l'incidenza delle infezioni respiratorie. Il vaccino sembra "addestrare" il sistema immunitario a riconoscere e rispondere a una varietà di infezioni, inclusi virus, batteri e parassiti, affermano gli esperti. Vi sono ancora poche prove del fatto che il vaccino possa attenuare l'infezione con il coronavirus, ma gli studi clinici potrebbero dare risposte in pochi mesi».

Vito Fiori

Il Microcitemico di Cagliari (archivio L'Unione Sarda)
Il Microcitemico di Cagliari (archivio L'Unione Sarda)

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